Home Arte Quando Instagram non c’era, c’erano i fotografi. Capitolo II: David Seymour.

Quando Instagram non c’era, c’erano i fotografi. Capitolo II: David Seymour.

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Quando Instagram non c’era, c’erano i fotografi. David Seymour.
Quando Instagram non c’era, c’erano i fotografi. David Seymour.

Continua la saga espositiva della fotografia a Torino.

Con un susseguirsi incalzante, ha aperto lo scorso 3 aprile 2014 la mostra dedicata a un altro fotoreporter della Magnum: David Seymour.

Ormai super inflazionata, le retrospettive fotografiche da qualche anno a questa parte sono diventate un appuntamento fisso sulla scena culturale torinese. Con un grande successo di pubblico – per certi versi inaspettato.

Inutile sottolineare il momento di ritrovato splendore che il mezzo fotografico sta vivendo grazie a social network vari – anche se di tecnico non ha nulla.

Proprio per questo: un po’ per esorcizzare un po’ questa mancanza di talento che tutti noi abbiamo anche se continuiamo a fotografare e per l’immediatezza e velocità di fruizione che una mostra fotografica è in grado di assicurare, ecco servita l’ennesima retrospettiva.

Ora è il turno di David Seymour.

Quando Instagram non c’era, c’erano i fotografi. David Seymour.

Al secolo David Szymin – in seguito abbreviato nello pseudonimo Chim (pronuncia Scim) e poi conosciuto come Seymour, nasce a Varsavia nel 1911 da una famiglia benestante. Dopo gli studi di grafica a Lipsia, si trasferisce a Parigi nel 1933, dove conosce Robert Capa e Henri Cartier-Bresson e con i quali è co-fondatore nel 1947 dell’agenzia Magnum Photos e ai quali sono già state dedicate lunghe retrospettive gli scorsi anni – e con i quali nasce un sodalizio amicale e lavorativo.

Come altri suoi compagni e colleghi, Seymour è appassionato di politica e i suoi reportage legati ai territori attanagliati dalle guerre e dissidi politici finiscono sui più importanti giornali del tempo – su tutti Life e Regards.

Preferisce il termine artigiano più che artista per descrivere la sua produzione e la sua personalità, il suo fine era quello di rimanere il più anonimo possibile di fronte al soggetto ritratto per conservare l’autenticità, e arrivare dritto fino al cuore.

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Esempio di questo sono gli scatti realizzati per raccontare l’infanzia rubata degli orfani di guerra nei quali si “sente” tutta la sua sensibilità ed empatia.

La sua serie più celebre è infatti I bambini della guerra, realizzata per l’Unicef negli anni del dopoguerra. Si tratta di immagini toccanti, che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sull’incredibile numero di bambini orfani, mutilati fisicamente e spiritualmente.

Il fotografo muore sul campo: nel 1956 viene ucciso al Canale di Suez mentre stava preparando un servizio per Newsweek, appena quattro giorni prima della firma dell’armistizio. Non si è mai sposato e senza figli, tutto ciò che lascia è nelle sue fotografie: l’estrema umanità e il totale rispetto dell’essere umano.

Quando Instagram non c’era, c’erano i fotografi. David Seymour.

Cosa non da poco, in un mondo che ha ancora tanto da imparare riguardo al rispetto verso il prossimo. Perché quindi non imparare dalle fotografie? Le sensazioni aiutano a riscoprire l’importanza dell’essere umano

Soprattutto quanto sono “nude e crude” davanti a noi.

La mostra, è realizzata da Silvana Editoriale in collaborazione con Magnum Photos e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte ed è ospitata presso il Palazzo Reale di Torino fino al 14 settembre 2014.

 

Per informazioni su costi e orari: David Seymour: retrospettiva

3 aprile – 14 settembre 2014 Palazzo Reale piazzetta Reale, 1 – Torino

 

a cura di Giulia Copersito

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