Home Spor-to Toro: emozioni infinite

Toro: emozioni infinite

5
SHARE
Toro: emozioni infinite
Toro: emozioni infinite

La cosa più bella è capitata alla fine ed è stata sugli spalti, quando tutti i giocatori erano già rientrati negli spogliatoi. La gente non voleva più andarsene dalla Maratona. Rimaneva lì, si abbracciava, continuava a cantare, incredula ed ebbra di gioia. C’era chi andava avanti e indietro come un automa, chi rimaneva fermo a recuperare un battito cardiaco decoroso.

IMG_9462

C’era chi urlava gli inni che venivano mandati a ripetizione dagli altoparlanti, chi ringraziava di non aver avuto la pessima idea di andarsene dopo la rete di Gilardino: a proposito, non vorremmo essere nei panni di quelli che, sconfortati, hanno preso la via delle scale subito dopo la rete genoana.

IMG_9483

Oggi non ha senso parlare della partita, ha senso soltanto parlare delle emozioni, di come il calcio in generale, e il Toro in particolare, riescano a scardinare le capacità emotive di un essere umano nel giro di pochi minuti: si è passati dal senso d’impotenza dovuto alla rete che non arrivava, mentre il tabellone restituiva notizie che potevano permettere, in caso di successo, la continuazione del sogno europeo, al dolore sordo per il vantaggio rossoblù, fino al delirio finale. Altro che biscotto: emozioni forti, fortissime, da rimanerci secchi.

Emozioni sentite non soltanto da chi era sugli spalti, ma anche da chi le ha provocate in campo, in un connubio di cuori (granata) da urlo. La voglia di rivincita di Immobile, che quel gol al Genoa l’avrà sognato mille volte, ma l’ha fatto in una maniera che nemmeno in campo onirico avrebbe osato sperare. La folle corsa di Cerci che aveva talmente tanta voglia dell’abbraccio della Maratona da dimenticarsi della diffida ed è volato a festeggiare in completa trance agonistica.

IMG_9477

L’abbraccio di gruppo con Glik che si porta a spalle, sotto la curva, il malconcio Basha, aggiungendo un altro tassello alla sua immensità umana da vero capitano. Qualcosa è rimasto dentro anche a loro, a tutti loro, al di là della patina di professionismo che ammanta il calciatore moderno: Alessio, Ciro, Kamil, tutti si saranno addormentati, come noi, col pensiero a quegli ultimi minuti pazzeschi. Capita quando si fa una “cosa da Toro”, nel bene come nel male.

Come accade in questi casi, sono partiti i confronti, la misurazione di questa felicità rispetto ad altre. Penso che sia ingiusto fare classifiche, ma l’unica realtà oggettiva è che godersi ogni singolo momento del post-partita è stato un dovere morale, perché ieri si è vissuto uno di quegli attimi che un tifoso prova raramente nella vita, che potrà far compagnia e tenerci caldo quando il morale calerà (e non parlo solo dal punto di vista calcistico), che ci farà parlare a distanza di anni (“Tu c’eri in quel Toro-Genoa 2-1? Certo che sì”).

Un’onda lungo di delirio che, quando ci penseremo, ci farà ancora sorridere. ps c’è un giocatore che, dopo un periodo personale sicuramente non facile, ha dovuto mordere il freno in panchina a lungo e, quando ieri è stato chiamato a sostiutire Basha, ha risposto nell’unico modo possibile: dando tutto. Ha recuperato un’infinità di palloni con interventi tanto grintosi quanto puliti. Ha recuperato anche l’ultimo pallone, quello che ha originato la galoppata finale di Cerci, senza il quale non ci sarebbe stata l’apoteosi. Bentornato, Alessandro Gazzi.

Francesco Bugnone

(Ph: Marco Musella)

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here