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Metro, piazza Bengasi deve aspettare ancora

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Un anno fa si sono fermati i cantieri del tratto di metropolitana Piazza Bengasi – Lingotto, e da allora un intero quartiere è letteralmente sbancato.

Se tutto va per il meglio potrebbero – potrebbero – ripartire a maggio, esattamente 12 mesi dopo lo stop.

Il che significa, fatti due conti di calendario, che il tratto finale di una metropolitana inaugurata con i Giochi Olimpici del 2006 potrebbe essere concluso nel 2017: mica male.

Attualmente la ditta che ha ricevuto l’appalto dei lavori è la Edilmaco, ma la gara si è conclusa a febbraio e tutto tace.

Piazza Bengasi, che succede al cantiere?

Due le stazioni da fare: Italia 61, vicino al Grattacielo della Regione, e appunto il terminale della linea in piazza Bengasi.

Tutto, ricordiamolo, nasce dalla annosa questione del fallimento della Trevi, ditta inizialmente incaricata dei lavori, fermatisi nella primavera dello scorso anno. Il fatto è che in loco sono ancora presenti i macchinari di Trevi, ed Edilmaco, che poi è un’associazione temporanea di imprese formata da Ccc, Sogefa e Mattioda, sta sostanzialmente aspettando.

Un tratto, quello fra piazza Bengasi e Lingotto, di cui è stato realizzato solo il 10 per cento dei lavori inizialmente previsti: come illustra Repubblica in un articolo di qualche giorno fa sono state costruite le “opere civili”: spostamento di tubazioni e qualche scavo.

In altri termini: del tunnel, delle stazioni, di tutto quanto è da fare per creare il passaggio di un metrò, nulla.

E pare che ci vogliano almeno 3 anni: gli step saranno la realizzazione di due stazioni, Italia 61 e Bengasi, tre pozzi di ventilazione e un tunnel lungo 1,9 chilometri da scavare con la talpa, che la Edilmaco ha già ordinato. Sempre secondo Repubblica, Edilmaco spera  di liberare dai cantieri l’ultimo tratto di via Nizza un anno prima, da metà 2016.

Con queste tempistiche di conclusione del primo tratto di metropolitana, la seconda linea, quella che dovrebbe tagliare la città in verticale, appare sempre più un’utopia.

Andrea Besenzoni

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