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Il quaderno delle non-vite

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Il quaderno delle non-vite Torino
Il quaderno delle non-vite Torino

Ispirato al lavoro della scrittrice ungherese, naturalizzata svizzera,A. Kristof, “Trilogia della città di K” traccia con maestria ritratti di uomini e di donne per cui la disperazione delle loro non-vite, è occasione di riscatto quasi morale, rabbioso, che non necessita di giustificazione o perdono. Il regista Michele Giaquinto ne ha tratto una riduzione per l’Associazione culturale Thealtro, intitolata “Il grande quaderno”.

In una città mai nominata giunge una donna che si reca dalla propria madre portando i suoi due gemelli in età preadolescenziale. Lo scopo è quello di risparmiare loro i disagi della guerra, affidandoli alla vecchia, odiata da tutti nel paese e sospettata di aver avvelenato il proprio marito anni prima senza però mai aver scontato alcuna pena.

I due gemelli, inseparabili in ogni momento della giornata, crescono tra l’odio della nonna e gli esercizi a cui si sottopongono per non aggirare la sofferenza della situazione in cui si trovano.

Il quaderno delle non-vite Torino
Il quaderno delle non-vite Torino

 

Una stanza della lurida casa della nonna è occupata da un ufficiale omosessuale, arruolato nell’esercito straniero che di lì a poco invaderà il paese, al quale fa da inserviente un attendente. I ragazzi vivono esperienze sessuali sia con l’uomo Labbro Leporino, la badante del curato, una ragazza con una deformità fisica che vive della carità altrui.

La loro madre morirà sotto i loro occhi insieme con la neonata avuta da un ufficiale straniero, dilaniate da una bomba nel giardino della nonna il giorno in cui torna a prendere i ragazzi per portarli con lei; il padre, inizialmente creduto disperso, il quale viene fatto camminare, proprio dai figli, su un campo minato alla frontiera del paese, per permettere a uno di loro di scappare oltre confine. Il giovane Andrea Cirillo è l’anima dei due gemelli (in scena c’è lui che si porta sempre dietro una sorta di spaventapasseri, a simboleggiare il suo doppio).

Impressionante la prova d’attrice di Martina Tinnirello nel doppio ruolo della nonna e della sfortunata Labbro Leporino; Massimo Chionetti è l’ufficiale omosessuale, ma anche il padre dei gemelli. Completano il cast Paolo Canfora e Cristina Robasto. L’allestimento merita, nonostante i limiti tecnici dello spazio di via Leoncavallo, a cui il regista ha sopperito attraverso soluzioni scenografiche semplici, ma di forte impatto visivo.

Qualche “buco narrativo” non pregiudica le qualità attoriali di ciascuno e lascia spazio a futuri miglioramenti.

r.mazzone@mole24.it

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