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Scie chimiche: quando il cielo fa paura

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Torino Scie chimiche: quando il cielo fa paura
Torino Scie chimiche: quando il cielo fa paura

“Ad oggi non si ha alcuna evidenza che possa supportare l’ipotesi dell’esistenza delle scie chimiche”.

Inizia così un lungo elenco di risposte che il Cicap, l’organizzazione più rappresentativa ed attendibile che studia i fenomeni di paranormale e affini, ha provveduto a formulare su basi scientifiche a fronte delle numerosi voci, sospetti e teorie del complotto che, dal 1995 ad oggi, vengono diffuse in rete e sui media tradizionali riguardo le scie chimiche.

Torino Scie chimiche: quando il cielo fa paura
Scie chimiche: quando il cielo fa paura

Partiamo dalle basi.

Il 1995 è l’anno in cui un conduttore radiofonico americano, tal Bill Brumbaugh, ipotizza che le scie biancastre che gli aerei lasciano in cielo al loro passaggio possano contenere sostanze tossiche. Brumbaugh tenta anche di impossessarsi di alcuni campioni di carburante per aerei e di farli analizzare. I personaggi di cui si circonda non si dimostrano però affidabili, né tantomeno saranno giudicati veritieri i risultati delle analisi.

Si parla di bufala, ma l’argomento viene ripreso nel 1999 dal programma radiofonico specializzato in scoop sensazionalistici Coast to Coast AM e da lì si propaga in maniera virale in tutto il mondo.

Le numerose teorie che si sono succedute e sovrapposte nel corso degli anni ipotizzano che le scie visibili in cielo siano la prova del rilascio di agenti chimici e biologici di vario tipo (da qui “chemtrails”, Chemical Trails).

C’è chi parla di metodi per l’avvelenamento di massa della popolazione tramite pesticidi, chi di rilascio di batteri e/o virus per creare domanda di vaccini; altri teorizzano la volontà di condizionare il clima globale con la generazione di alluvioni o siccità a comando, ma le ipotesi più fantasiose arrivano a pensare alle chemtrails come alla preparazione di un habitat accogliente per una ipotetica razza aliena o, ancora, ad un tentativo di controllo mentale su scala mondiale.

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Scie chimiche: quando il cielo fa paura
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Come preannunciato ad inizio articolo, non esiste alcuna prova scientifica sulla validità di una qualsiasi di queste supposizioni. Le scie di condensazione o “contrails” sono dovute alla combustione dei motori che espellono un mix di gas e vapore acqueo che, mescolandosi con l’aria rarefatta di quelle altitudini, può provocare condensa.

Sembrerebbe tutto risolto, ma l’umana predisposizione alla dietrologia, unita alla presunzione nell’improvvisarsi ricercatori o “indagatori dell’incubo”, hanno permesso la proliferazione incontrollata di sitiblog e forum in cui discutere della “materia” e aggiornarsi sulle più recenti segnalazioni in merito.

La casistica delle obiezioni alla versione ufficiale è davvero ampia, si va dal colore e forma delle scie alla tipologia segreta di velivoli che le producono (militari vs civili), da un fantomatico aumento del loro numero nei cieli nostrani negli ultimi 20 anni a filmati amatoriali in cui si notano incongruenze apparentemente inspiegabili.

Se vi prenderete la briga di esaminare le controprove fornite dal Cicap, scoprirete che, almeno in questa occasione, il mistero sembra non esserci. Il colore più scuro può essere dovuto al diverso angolo di illuminazione, i supposti aerei non segnalati dai radar si possono ritrovare comodamente su www.flightradar24.com, mentre non c’è differenza sostanziale tra le contrails prodotte in passato e quelle che osserviano oggigiorno, eccezion fatta per un traffico aereo triplicato nella sola Italia e per l’utilizzo di motori di diverso genere.

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La pur encomiabile spinta verso la verità ha fatto in modo che l’argomento “scie chimiche” facesse presa e venisse esportato prima sui media tradizionali, poi in politica. Sono diverse infatti, le richieste di spiegazioni che cittadini di diversi paesi hanno rivolto ai loro governanti per vederci chiaro su cosa respirano e passa sopra le loro teste.

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Nel 2001 il rappresentante del Congresso americano Dennis Kucinich richiese un emendamento (prima riveduto e poi cancellato) dello Space Preservation Act per inserire le chemtrails alla voce “sistemi d’arma esotici”.

La Camera dei Comuni canadese ha risposto ad una petizione presentatale che “il termine scie chimiche è un’espressione popolare, e non esistono prove scientifiche che ne dimostrino l’esistenza”, mentre i Dipartimenti per l’Ambiente tedeschi ed inglesi hanno bocciato il fenomeno come “non credibile“. Se ne è discusso anche in Italia e con gli stessi esiti.

Il Ministero dell’Ambiente ha smentito ogni illazione già nel 2005: “Dall’esame della letteratura scientifica internazionale e del contenuto dei siti web specialistici non è possibile confermare l’esistenza delle scie chimiche. I siti specialistici degli osservatori delle scie chimiche, in particolare, risultano carenti dal punto di vista scientifico e l’interpretazione più plausibile del fenomeno è che i presunti episodi di scie chimiche siano in realtà comuni scie di condensazione che sono durate più a lungo e hanno assunto forma peculiare per effetto delle condizioni meteorologiche”.

Questo non ha però fermato i politici del Belpaese che hanno riproposto la questione in quattordici (14!) distinte interrogazioni parlamentari negli ultimi 10 anni, qui l’elenco completo e i politici coinvolti in prima persona.

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Torino non è da meno e il Consiglio Comunale ha già ricevuto nel gennaio scorso la sua bella petizione, firmata da 729 cittadini. I firmatari puntano in alto, anche al Parlamento Europeo, chiedendo l’emanazione di “norme urgenti” per la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini.

A suo tempo si era fatto portavoce (ma non sponsor) dell’iniziativa il consigliere del Movimento 5 stelle Vittorio Bertola, ma ad oggi l’unica risposta arrivata è quella dell’Arpa (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente piemontese) che ha ammesso l’esistenza nei cieli torinesi di scie, ma si è dichiarata incompetente ad un’analisi più accurata.

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Tra sospetti, prove confutate e piani diabolici di Bilderberg, massoneria e SSSC una cosa è certa: non guarderemo più il cielo con gli stessi occhi di quando eravamo bambini.

Marco Parella

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