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Andrea Massena: il maresciallo dell’Impero Napoleonico

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Andrea Massena: il maresciallo dell'Impero Napoleonico

La battaglia di Rivoli Veronese combattuta tra il 14 e il 15 gennaio 1797 fu di annientamento. Il nemico non fu solo sconfitto ma distrutto, cancellato, annientato. Il protagonista di quella grande vittoria che fece conquistare a Napoleone tutto il Nord Italia fu Andrea Massena, uno dei suoi uomini più in gamba e risoluti ma anche controversi.

A Parigi, Rue de Rivoli, porta il nome di quella gloriosa pagina di storia del generale corso, all’inizio della sua folgorante scalata (aiutato in questo caso dall’abilità di Andrea Massena) verso l’Olimpo dei grandi condottieri della storia, abitato fino ad allora da Alessandro Magno, Giulio Cesare, Augusto, Carlo Magno, Federico Barbarossa, Gengis Khan, Carlo V, Elisabetta d’Inghilterra, Pietro il Grande, Federico II, Caterina II di Russia e pochi altri.

Le truppe di Bonaparte, organizzate nell’Armata d’Italia, erano nella Pianura Padana per fare a botte con i rappresentanti dell’ antico regime monarchico, ovvero piemontesi, austriaci, pontifici; sentinelle del vecchio potere aristocratico e religioso che la Rivoluzione Francese voleva spazzare via dall’Europa.

In quei giorni di gennaio, sulle alture fiancheggianti l’Adige, sembrava che i francesi dovessero perdere contro l’armata asburgica più ingente di numero di effettivi, ma la situazione fu ribaltata anche grazie alla determinazione del generale Massena e dei suoi soldati.

Andrea Massena: il maresciallo dell'Impero Napoleonico
Andrea Massena: il maresciallo dell’Impero Napoleonico

 

Un esempio su tutti fu dato dal generale quando comandò un attacco alla baionetta contro un’imponente colonna di fanteria nemica, che fu infilzata e cancellata dal campo di battaglia. I suoi uomini marciarono e combatterono incessantemente e per due giorni, sempre con la schiena dritta, mai esausti, eccitati dalla guerra e dalla lotta.

Andrea Massena, come ricompensa per i suoi servigi alla causa prima militare e poi imperiale di Napoleone, fu insignito del titolo onorifico di Duca di Rivoli e ricoperto di onore, gloria, denaro.

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L’ufficiale aveva pregi e difetti. Le sue virtù erano senza dubbio il coraggio, l’energia, la passione per il mestiere delle armi, il carisma nello spronare i suoi uomini, e l’alta capacità strategica.

Ma il generale aveva anche i suoi bei vizietti. Avido, affamato d’oro, arricchito male, arrampicatore, spietato con il nemico ed i civili, razziatore impenitente, spericolato speculatore, divoratore di femmine e gran puttaniere.

Spesso queste sue scomode caratteristiche attiravano le ire del suo comandante Napoleone che lo rimproverò in più occasioni come un maestro con un alunno indisciplinato e molesto.

D’altra parte basta dare una sguardo alla biografia del generale Andrea da adolescente e da giovane uomo per capire certi comportamenti predatori.

Nacque a Nizza, che allora faceva parte del Regno di Sardegna, nel 1758, e rimase orfano alla tenera età di sei anni.

La sua famiglia di piccoli proprietari terrieri, poco più che contadini, decise di sbarazzarsi del fanciullo affidandolo a dei parenti in campagna che lo misero sin da subito sotto con zappa e aratro.

A tredici anni prese la via del mare, facendo il mozzo su tratte transatlantiche. Si arruolò poi nel Royal-Italien, un reggimento composto da corsi e da uomini provenienti dalla Penisola che servivano Luigi XVI.

Quando lasciò la divisa, per una parentesi da civile, furono guai. Si sposò la figlia di un farmacista e si dedicò al commercio, fallendo miseramente. Imparò allora due arti malavitose: il contrabbando e la pirateria.

Andrea Massena: il maresciallo dell'Impero Napoleonico

La Rivoluzione Francese diede al giovane malandrino nuove opportunità.

A differenza dell’età pre-rivoluzionaria, quando i ranghi alti dell’esercito erano esclusività dei nobili, ora si potava far carriera per merito sul campo ed esperienza acquisita. Massena entrò nel nuovo esercito francese, epurato dai monarchici, con il grado di capitano.

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Dal 1791 in poi la sua carriera fu impressionante, inarrestabile e velocissima. In soli due anni diventò generale e fu affidato allo scenario bellico nel Regno di Sardegna.

Occupò Nizza e zone limitrofe e qua diede prova di brutalità sulla popolazione. Organizzò con metodo la campagna di scristianizzazione dell’area. Il popolo, fedele a Casa Savoia, s’infuriò contro gli invasori. Furono gli anni in cui sorse il movimento antifrancese clandestino e guerrigliero del “barbetismo” , attivissimo, e che fu una vera spina nel fianco per le forze di Parigi.

I Barbets, partigiani cattolici e sabaudi, nemici giurati del generale Massena, furono perseguitati con ferocia ma scambiarono le gentilezze offerte dalla Rivoluzione Francese in Piemonte con imboscate, attentati e gole tagliate.

Fu un episodio di guerra irregolare particolarmente acceso e violento.

Il generale nizzardo saliva gradino dopo gradino, vittoria dopo vittoria, battaglia dopo battaglia, la scalata verso il suo successo nell’elite militare. Seguì Bonaparte in tutte le sue fasi, quando questi fu prima generale, poi Primo Console, infine Imperatore dei Francesi e Re d’Italia.

Il biennio 1810-11 gli fu però ostile e sancì il suo declino. Deluse l’empereur per la fallimentare invasione del Portogallo dove un agguerritissimo Duca di Wellington, comandante in capo delle truppe anglo-portoghesi, riuscì ad avere la meglio sui francesi. La sua carriera militare finì.

Il maresciallo dell’Impero Andrea Massena morì di tubercolosi nel 1817, in piena Restaurazione, e seppellito a Parigi.

Napoleone Bonaparte di lui disse che fu un uomo superiore in grado di mantenere la calma nell’infuriare dell’azione e dotato di un talento che cresceva con il pericolo.

 

Federico Mosso

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