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Fragile. Il mondo fiabesco di Carla Bedini alla Galleria Accademia

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Fragile. Il mondo fiabesco di Carla Bedini alla Galleria Accademia
Fragile. Il mondo fiabesco di Carla Bedini alla Galleria Accademia

Sono felice di poter scrivere di un’artista italiana, Carla Bedini (nata a Castellanza, vive e lavora a Felina di Reggio Emilia), il cui lavoro conobbi qualche anno fa ad una fiera e che ho da quel momento seguito con grande interesse.

Finalmente la Bedini, che a Milano è seguita dalla Galleria Ca’ di Fra’, torna a Torino, alla Galleria Accademia di via Accademia Albertina 3/e, con la personale Fragile, inaugurata giovedì 27 marzo.

Da dove partire per descrivere e far immaginare a chi non lo conosce il lavoro di questa misteriosa pittrice? Innanzitutto la tecnica: una tecnica complessa, che parte dall’utilizzo di garze colorate (reminiscenza dell’infanzia in cui la piccola Carla giocava con garze farmaceutiche) applicate sulla tavola, sulle quali adagia le figure modellate attraverso una curata tecnica mista (così scrive Massimo Centini nel catalogo della mostra). In alcuni lavori, poi, la narrazione è arricchita dall’applicazione di elementi vegetali di grande impatto decorativo.

Detto della tecnica, l’aggettivo esatto (ma forse riduttivo) per inquadrare il mondo di Carla è fiabesco. Carla rappresenta un sogno, una fiaba, un mondo personale. In questo mondo la figura principale è quella femminile: i quadri della Bedini rappresentano fanciulle, ragazze misteriose ed affascinanti che popolano questa dimensione intima e che per noi si mettono in posa. Attraverso i loro sguardi penetranti, quasi sempre rivolti verso di noi che a nostra volta le stiamo osservando, da una parte ci invitano a far parte del loro mondo, dall’altra, al contrario, sembra che vogliano tenercene a distanza.

Sempre e ovunque, infatti, nella pittura di Carla Bedini, echeggia un riverbero di mistero, una nebulosa invisibile ai nostri occhi ma ben presente nelle composizioni: negli occhi e negli sguardi enigmatici delle ragazze, negli interni cupi ed asfittici che fanno da sfondo alle protagoniste femminili, nel simbolismo della betulla che spesso compare dove non ce la aspetteremmo, nei motivi geometrici dei pavimenti e nei grovigli di fili.

Certo, gli ambienti in un certo senso realistici potrebbero, in alcuni casi, risultare verosimili, ma qualcosa, dal bianco e nero, alle atmosfere noir, alla ricchezza ed eleganza dell’impianto decorativo, non ci fa tornare i conti: si potrebbe parlare, forse, di mondi paralleli.

Mondi o, meglio ancora, frammenti di mondi, così come racconta la stessa Bedini: Molti sono convinti che la maggior parte dei miei quadri siano ritratti, ma non è così. Solo raramente è successo. Sono pensieri, storie, voci che mi chiamano e io li seguo, cerco fino a che non si rivelano tra le pieghe della garza, le strade del legno dolce … Le voci mi dicono di continuare fino a quando non le sento più … Forse ogni quadro non è che un frammento, la parte perduta di qualcosa che un tempo era tutto unito e completo. A me interessa quel frammento, ma non come parte di quel qualcosa che non c’è più. Mi basta come frammento. Tutto qui.

E certamente si possono vedere nel lavoro della Bedini rimandi a Giacometti e Delvaux, oltre che all’“Insonnia” di Jorge Borges (come proponeva Angelo Mistrangelo nel testo critico che corredava il catalogo della mostra di Carla del 2006 alla Galleria 44 di Torino) e, secondo me, a Gustav Klimt, ma in definitiva la pittura della Bedini è personalissima e finalizzata all’esternazione ed alla rappresentazione di un mondo, anzi di frammenti di un mondo, che la sua mente (grazie alle voci che la guidano) e la sua sensibilità hanno partorito e dei quali possiamo godere e meravigliarci.

Carla Bedini. Fragile

27 marzo – 16 aprile 2014

Galleria Accademia

Via Accademia Albertina 3/e, Torino

Emanuele Bussolino

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