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Strisce blu: Torino non ci sta

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Strisce blu: Torino non ci sta
Strisce blu: Torino non ci sta

Nessuna tregua: i Comuni d’Italia proseguono sulla propria linea, schierandosi di nuovo contro il parere del Ministero dei Trasporti, e continueranno a multare i ritardatari del parcheggio delle strisce blu cittadine. A farsi portavoce dei diritti delle istituzioni comunali è stato proprio il primo cittadino della nostra città, Piero Fassino, che come presidente dei comuni d’Italia  sottolinea come la strada dettata da ministro Lupi si impercorribile.

«Come potrebbero i vigili far saldare all’automobilista il dovuto per l’orario lasciato scoperto? Che facciamo, mettiamo un vigile ad aspettare che mano mano tornano al parcheggio? Come si capisce è una via impraticabile e priva di logica» dichiara il primo cittadino, ribattendo all’orientamento assunto dal ministro Maurizio Lupi: se la sosta si prolunga oltre l’orario del ticket non si applicano multe perché non è una violazione al Codice della strada, ma una questione contrattuale tra l’automobilista e la società che gestisce i parcheggi a pagamento, la quale dovrà rivalersi a sua volta sul cliente per il tempo non pagato regolarmente.

Il caos tra i vigili urbani dei comuni italiani è nato dopo giovedì, quando il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare del Pd, ha affermato che, se un automobilista lascia la sua macchina parcheggiata oltre l’orario pagato non incorre in una multa per divieto di sosta, ma che si configuri unicamente una «inadempienza contrattuale». Un’interpretazione che, secondo i comuni, incentiverebbe di fatto gli automobilisti a cercare escamotage per evitare di pagare, versare un euro per lasciare l’auto posteggiata tutto il giorno, senza il deterrente della multa di 25 euro, ché contestarla costerebbe 37 euro.

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Palazzo Civico attende un parere aggiuntivo, ma obietta che esiste già una indicazione ministeriale del 2003 che va nella direzione opposta. Il sindaco Fassino esprime adesso una conferma ulteriore dell’orientamento dei comuni, che non intendono arrendersi di fronte alle parole del ministro Lupi: «Il caso è chiuso — ha detto — Ai comuni chiediamo di rispettare le regole previste dal Codice della strada. Non serve una normativa perché abbiamo verificato che la norma è chiara. Per una volta non complichiamo la vita ai cittadini».

La querelle dà l’impressione di essere tutt’altro che conclusa.

Redazione Mole24

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