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Feydeau, tra gioco delle coppie e Canzonissima

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Feydeau, tra gioco delle coppie e Canzonissima
Feydeau, tra gioco delle coppie e Canzonissima

Prendete un canovaccio di Georges Feydeau, ambientatelo nel 1972, aggiungete la sigla della Canzonissima di quell’anno (Taratapunzie’, cantata da Loretta Goggi) e la melodia di Erba di casa mia, di Massimo Ranieri; il risultato finale sarà “Stregati dalla colf”, una drammaturgia rielaborata da Valter Carignano e Marina Di Paola, in scena ieri sera al Teatro Araldo di Torino.

Con loro sul palco una compagnia di attori genuini, che danno al testo quel qualcosa in più che, a tratti, risulta debole a livello registico (troppe entrate/uscite e alcuni bui e chiusure di sipario probabilmente troppo ridondanti).

Dal punto di vista della recitazione, ci si stupisce, talvolta di come un attore (o attrice) possa notevolmente migliorare a seconda del ruolo che interpreta (o magari del regista dal quale si viene diretti…).

Giustina (Marina Di Paola), cameriera innamorata del padrone, scopre per caso i segreti dell’ipnosi e capisce di avere il potere di far fare ciò che vuole a coloro che ipnotizza. Marcello (Massimo Saracino), professore di filosofia decisamente imbranato con le donne, presso il quale Giustina presta servizio, deve sposare Millie (Elisabetta Girodo Angelin), la figlia viziata del suo mentore, Ottavio (Valter Carignano).

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Millie non ama Marcello e viene colpita da un colpo di fulmine per Gennaro (Riccardo Falcetta), il giardiniere di Marcello, balbuziente che riesce a esprimersi con voce suadente solo se canta.

Inoltre, un equivoco che dura da trent’anni coinvolge Ortensia (Antonella Argentini), sorella di Marcello, ormai disillusa dall’amore, e Ottavio…

In tutto questo, grazie ai consigli dell’amica di infanzia Lisa (Luna Serra), Giustina capisce di poter usare il suo dono per “sistemare” le cose…

Una commedia che diverte e lascia spazio a diversi e ulteriori sviluppi di una traccia sempre e comunque efficace.

Roberto Mazzone

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