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Andrea Dub, da Torino a Miami

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Andrea Dub, da Torino e Miami
Andrea Dub, da Torino e Miami

Il suo nome d’arte è Andrea Dub, quello vero Andrea Mariatti: ha cominciato a produrre musica elettronica quando aveva solo 12 anni, e da allora non si è più fermato, dimostrandosi un dj di talento e un vanto per Torino, sua città d’origine, a vent’anni non ancora compiuti.

In occasione della sua partecipazione ad un evento di tutto riguardo, gli ho fatto qualche domanda.

 

 Andrea, di quale evento stiamo parlando?

Il 26 di Marzo avrò l’opportunità di esibirmi a Miami durante il WMC, (Miami-Music-Week) e devo dire che sono estasiato. Tutti gli anni per quest’occasione si riuniscono i dj migliori al mondo per suonare e creare reti lavorative e collaborazioni. Le partecipazioni sono decise tra Amsterdam e Miami durante due fiere di musica elettronica: l’ADE e la WMC.

Qual è stato l’inizio di tutto?

Non ricordo esattamente perché io abbia cominciato a suonare, e non avendo mai avuto nessuno che mi spiegasse, purtroppo ho dovuto imparare da solo, piano piano, nella mia stanza. Poi ho cominciato a produrre pezzi, che fino ad oggi sono circa una decina, tra cui 5 inediti, 3 remix ufficiali e 2 non ufficiali. I primi erano pezzi house progressive classici. In questo ultimo periodo sto cercando di evolvere il mio sound, passando da un genere molto diffuso, l’ EDM, ad un concetto di base molto simile, ma più ricercato sotto il profilo dei suoni, che prende il nome di ADM, Analog Dance Music (potrebbe anche essere letta come Andrea-Dub-Music, fa proprio per me no?).

 Artisti che ti hanno influenzato particolarmente?

Con Satisfaction di Benny Benassi ho cominciato ad approcciarmi alla musica dance. Poi sicuramente Afrojack con la sua Dirty Dutch, Steve Angello, A-Track, F|ume, Siriusmo, ma la lista potrebbe andare avanti ancora per molto.

 

Andrea Dub, da Torino e Miami

Hai già suonato live?

Sì! La prima esibizione è stata in un club a Sanremo, da lì è cominciato tutto. Non ho un club in cui suonare ogni settimana ma ho accettato la residenza per ElectroPleasure, che è un party itinerante, e di recente ho avuto modo di affiancare Deorro ai Magazzini Generali di Milano. Quello è stato un momento da ricordare, mi sono divertito un mondo, saltavano tutti come pazzi!

 

Ma come ci sei arrivato fino a Miami?

Il mio manager Francesco Scalarandis ed io abbiamo fin da subito scelto di essere in costante movimento per cercare di allargare i nostri orizzonti. La prima collaborazione che mi ha regalato visibilità fuori dall’Italia è stata quella con Micha Moor, un grande produttore tedesco che mi ha permesso di crescere molto. La traccia che ho prodotto con lui è stata rilasciata in numerose compilation tra cui quella del Ministry Of Sound. Un’ altra degna di nota è con uno dei dj e producer emergenti Australiani del momento, Zac Waters. Poi sicuramente mi hanno aiutato i supporti ricevuti da Top Dj’s come la leggenda olandese Tiesto: quando ha suonato un mio pezzo nel suo radio show sono impazzito dalla gioia.

 

Wow! Sei partito dal nulla e ora sei in partenza per gli Stati Uniti. Diresti che è stato facile?

Ti dirò, in realtà per un emergente in generale è molto dura: soprattutto in Italia la strada è particolarmente in salita, visto che i club disposti a seguire il trend internazionale sono  pochissimi. Inoltre le consolle dei club italiani sono ormai piene di PR, non di artisti: chi vende più biglietti suona. In ogni caso, ultimamente la situazione sta cambiando, e sono fiducioso che in futuro ci sarà molto più spazio per chi saprà proporre qualcosa di nuovo, come è giusto che sia.

 

A cura di Arianna Battiston

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