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Toro – Napoli : 2014 una favola nera

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Toro - Napoli : 2014 una favola nera
Toro - Napoli : 2014 una favola nera

La storia del Toro è piena di favole, con anatroccoli che diventano cigni, piccoli eroi che, con astuzia e cuore, sconfiggono giganti, cavalieri senza macchia che vanno oltre le proprie possibilità. Ieri sera, all’Olimpico, è andata in scena una favola nera, come quelle che scrive Eraldo Baldini, dove l’atteso lieto fine non arriva e il male, sotto forme ora falsamente innocenti ora terribili, colpisce duro.

I granata hanno cancellato le prove abuliche contro Sampdoria e Inter mettendoci cuore e voglia di vincere, ma non è bastato: un dubbio incrocio di piedi fra Higuain e Glik ha portato l’argentino alla contestatissima rete in extremis che ha provocato il quarto ko consecutivo (terzo in casa), quando il pareggio sembrava addirittura stretto per i padroni di casa, come un maglioncino lavato col programma sbagliato

. Toro - Napoli : 2014 una favola nera

 

 

L’emblema della favola nera è stato Meggiorini: schierato a sorpresa con Barreto, al posto dei titolari Immobile e Cerci, il “Meggio” ha cancellato i mugugni della vigilia con una prova da leone, una sorta di “da zero a mito” in stile “The Mask”. Corsa, lotta, grinta, ripiegamenti difensivi, addirittura un coro roboante della Maratona alla sua uscita dal campo, tutto per lui che, fino a qualche mese fa, veniva fischiato da parte della tifoseria alla lettura delle formazioni.

Anche qui, però, il lieto fine che non arriva: l’outsider non diventa eroe assoluto perché sbatte contro il palo.

Un altro palo, quello colpito da Bovo, sta ancora tremando, mentre Reina deve ringraziare se stesso per la grande parata su Darmian (terzino sinistro adattato: ha giocato come se lo facesse da sempre) e accendere un cero per la rete fallita da Immobile

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Contro una squadra più forte, ma che si conferma poco in palla contro compagini sulla carta meno quotate e un po’ stanca per le fatiche di Coppa, il Toro ha giocato da Toro, cercando il successo, osando, dando tutto ciò che aveva dentro: non è bastato per vincere, è bastato per gonfiare il cuore della Maratona che sanguina per il risultato negativo, ma batte diversi colpi per la prestazione, quella sì da applaudire con la speranza di rivedere gli stessi occhi di tigre contro il Livorno e che, almeno lì, in una partita forse meno suggestiva, ma d’importanza capitale, arrivi il lieto fine.

Tre notazioni per concludere: Tachtsidis mi è piaciuto. Non è veloce, ma ha idee e pieni educati e, finchè le gambe hanno retto, ha sempre cercato di proporre, senza passare per la via semplice del retropassaggio.

Cerci non è stato positivo: se Immobile, pur sbagliando una rete incredibile, è entrato subito in partita, Alessio non ha messo un livello di rabbia agonistica pari a quello dei compagni e quella che doveva essere l’arma letale negli ultimi minuti di gara, si è rivelata aver le polveri bagnate.

Infine, Ventura. Ventura che, stufo di episodi arbitrali a sfavore, sbotta dicendo che non gli era mai successo in tanti anni di carriera.

Caro Giampiero, noi abbiamo provato spesso questa tua sensazione, negli ultimi anni: forse ora sarà un po’ più semplice capire perchè a volte siamo dediti al brontolio. Abbiamo grosse attenuanti.

Francesco Bugnone

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