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L’opera al nero di Omar Galliani alla Gam

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L’opera al nero di Omar Galliani alla Gam
L’opera al nero di Omar Galliani alla Gam
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Il secondo capitolo di Dialoghi, progetto espositivo promosso dalla Gam Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, mi offre finalmente la possibilità di scrivere di un artista che ho sempre molto apprezzato e che continuo tuttora ad ammirare, Omar Galliani (1954, Montecchio Emilia).

Il progetto Dialoghi, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio della collezione del museo riletta e “rivista” attraverso gli occhi di importanti artisti contemporanei, è nato nel 2011 con una mostra dello statunitense James Brown.

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Per questa seconda occasione l’invito è stato rivolto ad un artista che, dalla seconda metà degli anni Settanta ad oggi, ha seguito un proprio percorso artistico ed intellettuale estremamente rigoroso, senza farsi abbagliare da mode e tendenze passeggere.

La mostra, dal titolo Opera al nero. Omar Galliani, allestita negli spazi del GAM Underground Project su una superficie di oltre 1000 mq, comprende una selezione di circa 30 opere, la maggior parte delle quali di grande dimensione. La tecnica utilizzata, ormai da molti anni vero e proprio marchio di fabbrica dell’artista emiliano, è quella del disegno: tutte le opere sono realizzate a matita su tavola.

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È attraverso l’utilizzo della matita nera, sovrapposta su più strati e sfumata, che l’artista fa vivere e nutre le complessità e le ramificazioni della sua personale cosmogonia, fatta di aspetti simbolici e mistici e di un grande amore e passione per la tradizione storica e culturale cinese.

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Questa tecnica estremamente raffinata ed elegante risulta altamente suggestiva ed evocativa. Le imponenti dimensioni della maggior parte delle opere esposte avvolgono letteralmente lo spettatore nel mondo di Galliani, facendolo fluttuare tra rose, pistole, stelle, denti e volti femminili che emergono da un nero profondo ed ancestrale. Attraverso la serie di tre opere Cassiopea, Orione e Prometeo, realizzate appositamente per la mostra e che presentano su grande scala l’“immaginifico inventario mistico anatomico” dell’artista emiliano, quest’ultimo propone una cosmogonia attraverso i titoli dei lavori e la miriade di punti luminosi che emergono dal profondo nero, ad evocare le tre costellazioni. In posizione centrale fluttuano frammenti di un corpo, un corpo simbolico.

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Un’altra opera concepita per la mostra ha un titolo ancora più evocativo: Paesaggio dei miei veleni. In termini ancora più diretti rispetto ai lavori precedenti l’artista si ispira a Fontanesi, o meglio ancora ad un’opera in particolare del maestro (emiliano anche lui), di proprietà della Gam ed esposta a fianco all’opera di Galliani. Si tratta di Paesaggio con alberi e ruscello, realizzata a carboncino e acquerello su carta avorio intorno al 1859. Galliani nel suo paesaggio ritrova la profondità di Fontanesi ma aggiunge delle difficoltà concettuali: taglia le chiome dei pioppi e compie un’operazione sulla tavola, incastonando su di essa 25 piccole fedi d’oro che cadono dal cielo, a testimoniare un aspetto negativo della società odierna, il mancato sodalizio tra l’uomo e la natura.

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Tra le altre opere esposte notevole, oltre che per dimensioni, anche per contenuto simbolico, è la serie dei Mantra, realizzata sul finire degli anni Novanta, nei quali la delicatezza e la profondità degli oggetti raffigurati attraverso il carboncino e la matita è completata dalla foglia d’oro e dai mantra incisi sulla tavola. Ne La principessa Liu Ji nel suo quindicesimo anno di età, invece, la cosmogonia della protagonista è composta da rose e scarpe col tacco.

Nelle due salette, infine, sono presentati lavori dell’artista risalenti alla seconda metà degli anni Settanta.

Opera al nero. Omar Galliani

6 marzo – 18 maggio 2014

Emanuele Bussolino



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