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I 22 testimoni dell’assedio di Torino del 1706

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Alcuni storici sostengono che l’assedio di Torino rappresenta l’evento che ha segnato l’inizio del Risorgimento

L’assedio di Torino del 1706 ha lasciato dietro di sé 22 testimoni. Ovviamente, visto, l’anno non si tratta di persone.

Vediamo di cosa si parla.

Sono passati più di trecento anni dall’assedio franco-spagnolo che oppresse la città di Torino per cento diciassette giorni nel 1706, e la città piemontese ne porta ancora, non solo il segno, ma anche il ricordo di 22 testimoni.

L’ assedio iniziò a Maggio, durante la guerra per la successione al trono di Spagna e finì solo ad agosto, nella peggiore delle situazioni: i francesi chiusero le strade di campagna e iniziarono ad intercettare i rifornimenti di munizioni. Torino era stremata, il Comune dovette vendere terre ed indebitarsi per trovare i soldi necessari ad aiutare la popolazione affamata. È proprio in questo contesto storico di difficoltà che si ricorda l’importanza per la popolazione di Torino del Santuario della Consolata. Nella necessità di trovare la forza, ma anche una protezione, la chiesa diventa il fulcro della fede e della religiosità torinese con i suoi 22 testimoni.

La città decide di affidarsi alla Consolata per la propria salvezza. Il Comune, come simbolo di protezione, fa applicare sulle porte delle case l’effige della chiesa, la Vergine Maria.

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La basilica cattolica, infatti, che si trova nell’omonima piazza della Consolata, è uno dei luoghi più antichi di Torino. Sorge sui resti di una delle torri angolari della antica cinta muraria. È considerata il più importante santuario della città. Nota anche con il nome ufficiale di Chiesa di Santa Maria della Consolazione, è per tradizione la consolatrix afflictorum, la “consolatrice degli afflitti.

I cittadini torinesi pregarono la Consolata per la loro salvezza durante quei i lunghissimi mesi di assedio.

22 testimoni dell'assedio di Torino del 1706
22 testimoni dell’assedio di Torino del 1706

 

Vicina alle mura di cinta della città, la Consolata si trovava in realtà in una posizione molto sfavorevole durante i bombardamenti. Vulnerabile, ma fortunata, perchè poche bombe la colpirono e la chiesa rimase in gran parte intatta.

Solo un proiettile, colpì la base della cupola e ancora oggi è commemorato.

La scritta, semplicemente “Proiettile assedio 1704”, si trova sulla parete latelare, anche se in realtà l’anno dovrebbe essere 1706. Un errore, che si è deciso nel tempo di non correggere.

Finito l’assedio, non solo la Maria Consolatrice venne eletta co-patrona di Torino (insieme a San Giovanni Battista), ma, per volere di Vittorio Amedeo II, vennero posti dei piloncini commemorativi in suo onore nei luoghi di Torino in cui gli scontri furono più duri.

I “cippi” portano incisa la data dell’assedio, 1706, e l’effige della Madonna della Consolata. Alcuni sono ancora esistenti, in diversi punti della città, testimoni di pietra dei luoghi della battaglia. Fu una disposizione emessa subito dopo la vittoria, per tramandare il ricordo e la devozione alla Consolata. Queste le parole che furono:

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“Tutta la linea della circonvallazione dell’esercito franco-spagnolo nell’assedio di Torino, per l’estensione di circa dodici miglia, marcata venisse con il piantamento da esso fatto eseguire a luogo di altrettanti pilastri in pietra, portanti scolpita l’immagine della stessa Madonna della Consolata”.

22 testimoni dell'assedio di Torino del 1706
22 testimoni dell’assedio di Torino del 1706

 

Ancora oggi, i cippi commemorativi, testimoniano la battaglia.

Ne sono rimasti ventidue e non è possibile trovarli nei loro luoghi d’origine. Sono stati recuperati durante l’urbanizzazione e collocati in nuove sedi.

Si possono trovare al Museo Civico Pietro Micca, al Museo Nazionale del Risorgimento e uno, ovviamente, al Santuario della Consolata. Ce ne sono sei solo nella Chiesa di Nostra Signora della Salute.

Qualcuno anche a scuola, al Cesare Abba e al San Carlo, e uno più semplicemente su un marciapiede, in via Foglizzo.

Molti si trovano anche nei cortili  privati, in via Banchette e in via Venaria, ma anche in corso Giulio Cesare e in via Gottardo. Infine, uno si trova inserito in un pilone votivo, all’incrocio tra via Verolengo e via Assisi, mentre l’ultimo della lista c’è, ma non si vede, perchè ricoperto dall’intonaco della facciata di un fabbricato, in via Errico Giachino.

Giulia Masoero Regis

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