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Un inverno caldo: che primavera sarà?

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Un inverno caldo: che primavera sarà?
Un inverno caldo: che primavera sarà?

Accadde un paio di anni fa: a Torino in meno di tre settimane si registrò un’escursione termica record, di quasi 40 gradi. Da sedici sotto zero, a gennaio, a 23 gradi a febbraio. Frutto di un inverno particolarmente freddo, ma contemporaneamente o quasi particolarmente caldo. Quest’anno non si sono verificate particolari escursioni termiche: quasi mai infatti si è scesi sotto lo zero, e mai comunque ai livelli estremi registrati ventiquattro mesi fa.

La stagione invernale 2013-14 andrà in archivio fra due settimane, ma forse in pochi si sono accorti che inverno sia davvero stato: è stato infatti uno degli inverni più caldi, e fra l’altro anche più piovosi, da molti anni a questa parte. Le precipitazioni hanno fatto registrare quantità triple rispetto al normale, rendendo quello in corso l”ottavo inverno fra quelli più piovosi dal 1802, anno in cui iniziarono le misurazioni.

E al Piemonte è anche andata bene: in alta Toscana, e nel centro nord l’inverno è stato al primo, secondo o terzo posto tra i più piovosi in un secolo di rilevamenti e oltre: 216 mm a Modena (3° dal 1830), e ben 1292 mm a Pontremoli, in ogni caso di gran lunga il primato dal 1920.

Ma si diceva del caldo: il sito meteoweb quello ancora non terminato è stato l’inverno più caldo degli ultimi 250 anni dopo il 2006-2007. La causa: l’alta pressione di matrice sub-tropicale, che ha portato conseguenze assolutamente curiose, come lo zero termico a 3000 metri, e massime a gennaio fino a 9-12 °C, circa 4-6 gradi oltre le medie del già caldo trentennio 1981-2010. Sono stati casi particolari, è vero, ma in tutto l’inverno comunque la media è stata di oltre un grado e mezzo sopra la media del periodo.

Da qui le domande: dalla più apocalittica “Sta cambiando qualcosa nell’ambiente?” alla più concreta: “…Ma non è che la pagheremo cara a Marzo e ad Aprile?”. D’altronde è già accaduto, nel 1956 e nel 2003: gelate primaverili inattese, che peraltro hanno provocato non pochi danni alle gemme e agli alberi in fiore. Come si direbbe dalle nostre parti: “Sperùma nen”.

Andrea Besenzoni

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