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Garibaldi volge sempre lo sguardo verso Roma

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Lì dove guarda Garibaldi
Lì dove guarda Garibaldi

Secondo una tradizione quasi la totalità delle statue che rappresentano Garibaldi in Italia, sono posizionate in modo da dirigere il volto del prode condottiero verso la sua meta più ambita, Roma.

Verrebbe quindi da chiedersi la veridicità ed il perché di questa strana leggenda sulle statue di Garibaldi.

Alla prima domanda si può rispondere assolutamente di si; per la seconda è meglio fare un passo indietro per capire come andarono i fatti che diedero vita a questa curiosa usanza.

La prima volta in cui Garibaldi tentò di risolvere la questione romana andando alla pugna fu nel 1862.

Garibaldi guarda sempre verso Roma
Garibaldi guarda sempre verso Roma

 

Il Regno d’Italia era già formato da un anno e così al grido di “O Roma o morte”, facendo leva sulla gloria raggiunta tramite la Spedizione dei Mille, il condottiero si impose un nuovo bersaglio, la capitale.

Purtroppo a differenza di quello che era accaduto durante la Spedizione, che aveva visto le truppe francesi alleate alle armate garibaldine, i piani alti del governo italiano nelle vesti di Urbano Rattazzi preferirono non inimicarsi l’alleato francese schierato dalla parte dello Stato Pontificio.

Così si decise di fermare Garibaldi che nel frattempo era già arrivato in Calabria.

La storia la si conosce.

Lo scontro avvenuto sull’Aspromonte fu più che altro una corsa contro il tempo del generale in fuga dalle truppe Regie che braccavano lui e il suo manipolo di seguaci.

Una corsa di breve durata, ma che tuttavia costò al generale il malleolo, l’anca, l’arresto e la nascita della famosa canzoncina “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba..” che tutti conoscete.

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Garibaldi guarda sempre verso Roma
Garibaldi guarda sempre verso Roma

 

Ma proseguiamo nella nostra storia. Dopo l’arresto passò del tempo, per l’esattezza 5 anni, prima del nuovo tentativo di conquistare Roma.

Nel mentre Garibaldi aveva goduto di una amnistia che l’aveva fatto uscire di galera, venne eletto presidente onorario nel Congresso Internazionale della Pace ed infine, ma non per importanza, preparò il secondo attacco a Roma datato 1867.

Durante quel periodo Garibaldi non perse di prestigio, soprattutto dopo la vittoria nella Terza Guerra d’Indipendenza che lo vide come l’unico a portare a casa la vittoria contro gli austriaci.

Così, nuovamente acclamato dal popolo, organizzò una spedizione verso Roma con 10.000 prodi. Com’era accaduto la prima volta però, Urbano Rattazzi rimaneva sempre contro gli intenti di Garibaldi, motivo per cui lo fece subito arrestare.

Garibaldi fuggì e nel mentre venne all’orecchio di Napoleone III l’ennesimo tentativo del generale e delle sue truppe che da subito mosse un drappello di soldati in difesa del Papa e dei suoi confini.

Garibaldi guarda sempre verso Roma
Garibaldi guarda sempre verso Roma

 

Garibaldi fu più rapido, riuscì a entrare nello Stato Pontificio e, con l’intenzione di far insorgere il popolo, attese prima di agire. Purtroppo il popolo non reagì, cosa che diede modo al generale francese Pierre de Failly di affiancarsi alle truppe papali mosse da Hermann Kanzler e di sferrare il primo colpo.

Accadde tutto a Mentana, le truppe di Garibaldi in parte fuggite ed in parte non tecnicamente preparate ebbero la peggio e per i desideri del generale dalla camicia rossa non andò meglio.

La vita di Garibaldi non terminò qui, come non terminarono le sue imprese e le sue iniziative, alcune delle quali, come l’ENPA vivono ancora tutt’ora.

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Ma li morì il suo sogno e per questo il suo volto sempre verso Roma sarà indirizzato.

 “La città che tanto ha desiderato ma che mai riuscì a conquistare”

Ovviamente, la nostra città, Torino, è “l’eccezione che conferma la regola” visto che la statua dedicata a Garibaldi in prossimità dei Murazzi, non guarda Roma, ma bensì nella posizione opposta.

Damiano Grilli

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