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Graffiti storici raccontano il passato di Torino

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Capita spesso di camminare per le vie della propria città e passare accanto a vecchi muri, imbrattati di scritte, d i graffiti, nonché vani tentativi di gridare al mondo un insulto, un amore, una frustrazione, uno schieramento politico.

Distinti dai tag  e dai murales, spesso artistici, i graffiti sono semplicemente degli  sfoghi da foglio di carta, che su un muro hanno la pretesa di comparire davanti a tutta la città e rimanere indelebili negli anni.

Molti indignano, alcuni fanno sorridere, mentre altri ancora sono semplicemente fini a se stesse.

Qualche mese, qualche anno, e quando arriva il momento di ridipingere o restaurare il palazzo, vengono nascoste per sempre, soffocate dalla pittura e cancellate dalle pulizie. Degne di poca attenzione, mai ci aspetteremmo di trovare in queste scritte un reperto storico, come una bottiglia che ha galleggiato sul mare per anni e riesce ancora a consegnare il suo messaggio, intatto. Invece si, può accadere, ed accade a Torino.

Sul muro di una vecchia scuola, si trovano scritte contro la guerra del ’15-’18.

La loro fortuna è stata di quella di non essere troppo esposte alla vista, in una cuccia in cui si è custodito il segno del loro passato.

Datate 1917, si parla di quasi un secolo fa, della Prima Guerra Mondiale.

Le scritte sui muri non sono una brutta abitudine del giorno d’oggi, di questa generazione diseducata, ma hanno caratterizzato qualsiasi periodo storico, soprattutto le guerre.

Scritte contro l’armistizio della Seconda Guerra Mondiale e svastiche sono state tracciate sui muri di due chiese del centro di Torino, San Carlo e Santa Cristina, le cosiddette chiese gemelle di piazza San Carlo.

In particolare, accanto al simbolo nazista si può leggere: “Io non ho tradito. 8 settembre ’43”.

Le più antiche, si trovano sul grande palazzo delle Suore Francescane d’Egitto, all’angolo di via Principe Tommaso e via Giacosa, nel quartiere di San Salvario. In realtà, prima di essere delle suore, il palazzo era l’Istituto A. Volta, come riporta la scritta sbiadita sopra il portone d’ingresso.

I graffiti storici che raccontano il passato di Torino
I graffiti storici che raccontano il passato di Torino

 

Le scritte sono chiare e dirette e comunicano disaccordo per il conflitto che in quegli anni stava dividendo l’intero Paese.

“Abbasso alla guerra”, si legge chiaramente in una grafia vecchio stile in gessetto blu. Poco più avanti, addirittura l’elenco delle terre rivendicate, “Trieste Trentino Istria Dalmazia e Vienna”, e un “W De Vecchi”

. La “doppia W” ricorda tanto le scritte di oggi, così semplice, così ingenua, quasi scolastica.

De Vecchi era un avvocato di successo a Torino, un partecipante alla vita culturale della città, schierato nella fazione dei neutralisti che, anche se aderì al partito fascista, rimase sempre un moderato.

La scritta è accompagnata da una faccina stilizzata del politico, sempre con lo stesso gessetto blu.

I graffiti storici che raccontano il passato di Torino
I graffiti storici che raccontano il passato di Torino

 

L’ultima scritta è il disegno di una busta, con una data emblematica che lascia spazio a supposizioni e fantasia. 2 giugno 1917.

L’Italia era già entrata in guerra da due anni e ormai erano tanti i soldati arruolati al fronte, che dovevano, volenti o nolenti, lasciare la propria città e la propria famiglia.

Quella data potrebbe significare tante cose, un arruolamento, il giorno di consegna di una lettera di un marito, un fratello, un padre.

Sicuramente un giorno significativo per un  uomo, per una vita e più in grande per una nazione che doveva affrontare ancora un anno di guerra.

I graffiti storici che raccontano il passato di Torino
I graffiti storici che raccontano il passato di Torino

 

Le congetture possono essere molte, perché sono scritte che ci parlano attraverso un secolo, aggrappate ad un muro.

Antiche e suggestive sono testimoni del passato e di antiche inquietudini.

Giulia Masoero Regis
(Si ringrazia per le Immagini il  sito sunsalvario)

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