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Chiese derubate a Torino, è allarme

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Chiese derubate a Torino, è allarme
Chiese derubate a Torino, è allarme
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Un tempo si diceva “E’ come rubare in Chiesa”, per indicare un atto sgradevole, anzi uno dei più sgradevoli. Pare che la percezione di questo gesto sia un pò meno forte, a giudicare dal numero di parrocchie che si sono viste svaligiate a Torino in queste ultime settimane. Cinque, solo dopo Natale, fra chiese e istituti religiosi, per la precisione in zona Rebaudengo, Collegno, Grugliasco.

E il bottino è il più vario: pisside senza ostie, calice del vino. Poi ci sono quelli che hanno deciso di fare le cose in grande: alla Madonna di Pompei, in via San Secondo, hanno pensato bene di sradicare proprio l’intero tabernacolo, portato via con tutto il suo sacro contenuto. Alla Crocetta invece due i tentativi di furto negli ultimi mesi, secondo quanto denunciato dal parroco.

Una statistica che comincia a preoccupare anche le alte sfere ecclesiastiche sotto la Mole: l’Archivescovo Nosiglia, secondo quanto riporta la Stampa, afferma che  «Questa concentrazione in poco tempo ci fa temere che qualcuno abbia preso di mira in particolare le chiese. È probabile che questi ladri pensino che le pissidi siano d’oro o d’argento: si illudono.

Ma, le ostie consacrate sono sacre, rubarle è un sacrilegio grave. Quando questo avviene, bisogna fare una “riparazione”, bisogna celebrare una messa, la comunità deve pregare, L’eucarestia per i credenti è il tesoro più prezioso». 

Nessuna pista è esclusa dalla task force che l’arcivescovado sta mettendo in piedi per seguire la vicenda: da un lato furti per usi sacrileghi di oggetti sacri, confermato anche dai numerosi furti di ossa dai cimiteri della provincia, dall’altro magari un semplice spregio. Che resta comunque non “semplice” ma grave.

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Da qui la richiesta della Diocesi: «I parrocchiani devono considerare la chiesa come la loro casa. Del resto, la chiesa è questo, la casa della comunità. Le chiese devono restare aperte, il Papa è il primo ad affermarlo. Nella pausa del pranzo, per esempio, ci sono persone che escono dagli uffici, entrano e pregano.

E devono poterlo fare.

Si può immaginare che delle persone assicurino un’ora di presenza a turno. Accadeva già quando io ero bambino: le donne facevano a turno l’adorazione eucaristica. Insomma, questa ondata di furti deve diventare un problema dell’intera comunità». Queste le parole di Nosiglia: in altre parole non blindare, ma restare vigilanti, magari con l’aiuto della tecnologia.

A.Bes.

 



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