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Ospedali: chiusure a Torino?

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Ospedali: chiusure a Torino?
Ospedali: chiusure a Torino?

La risposta è adesso ovviamente sospesa, dal momento che il nuovo Governo Renzi si deve ancora insediare e il piano di chiusura di 175 fra ospedali e reparti in tutta Italia, con l’obiettivo di ridurre inefficienze e sprechi, risale al precedente esecutivo appena dimesso.

Ma restiamo alle ultime notizie: dei 175 centri sanitari che chiuderanno i battenti, alcuni sono in Piemonte. Fra tutti il Valdese, la cui serrata era da tempo nell’aria, e che sembra davvero ai suoi ultimi giorni. Dal 2004 l’istituto è di proprietà della Regione, e il non averlo più in funzione permetterebbe un risparmio nelle casse pubbliche di circa otto milioni di euro.

Anche in questo caso, come si sarà notato, il condizionale resta d’obbligo, dal momento che la Regione è alle prese con un cambio di esecutivo non ancora definito con certezza (Cota, presidente dichiarato illegittimo, ha ancora inoltrato un altro ricorso, bloccando di fatto le procedure per la sua successione). Con una prospettiva di riutilizzo, però: il Valdese è diventato da inizio gennaio un “semplice” poliambulatorio,

L’altro istituto sanitario che sta per andare in pensione è l’Oftalmico, per il quale si prospettava una chiusura lo scorso anno, poi differita al 2015. Intanto, una delle probabili ultime decisioni della giunta Cota è stata la conferma di tutti i direttori generali delle Asl piemontesi che hanno superato il test di metà mandato previsto dall’ex-assessore alla Sanità Paolo Monferino, e poi confermato da Ugo Cavallera, per valutare il raggiungimento degli obiettivi previsti. Andranno avanti fino al 27 aprile 2015, scadenza naturale dell’incarico.

Un altro aspetto, a proposito di tagli, che fa discutere in regione è l’eccesso di primari, almeno stando a quanto afferma proprio l’assessorato alla Salute: dovrebbero essere settecento, ma pare siano un centinaio di troppo.

E poi, staccandoci dalla sanità pubblica, c’è il caso Gradenigo: proprietà della Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo, dal 2011 versa in pessime condizioni economiche, che hanno spinto alla decisione di mettere in vendita la struttura, scatenando proteste di dipendenti e pazienti, l’ultima delle quali qualche settimana fa.

Spiegano i sindacati (Repubblica): Se il passaggio da un ente no-profit a una società privata comportasse la perdita dell’accreditamento e dello status di presidio sanitario, la sanità piemontese perderebbe il secondo ospedale dopo il Valdese. I lavoratori chiedono alla Regione Piemonte “azioni concrete e urgenti per la salvaguardia dell’Ospedale”.

A.Bes.

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