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Qui Toro – Altro derby perso: due chiavi di lettura

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Il Toro deve ingoiare un altro boccone amaro nel derby. Cambiano le posizioni di classifica, cambiano le stagioni, ma il digiuno di vittorie e di reti si allarga, come lo stomaco dei tifosi granata che, onestamente, meriterebbero qualche pasto caldo in più, quando incrociano le lame contro i “cugini”. Contro una Juventus non particolarmente brillante, al termine di una gara che uno spettatore neutrale avrebbe potuto usare come ottima motivazione per tagliarsi le vene, la sconfitta si può spiegare tramite due chiavi di lettura che non si escludono, una legata all’atteggiamento degli uomini di Ventura, l’altra ai fischi di un Rizzoli nettamente insufficiente.

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Partiamo dall’atteggiamento. Forse questo Toro non sa ancora giocare bene il derby. Giocare un derby da Toro non significa attaccare a testa bassa andando allo sbaraglio, ma sputare sangue e pressare, avere un pizzico di follia, crederci al di là delle parole, ma con le azioni. Questo Torino non ha giocato un derby, bensì ha disputato una gara contro la capoclassifica e la differenza è tutta qui. Gara più che dignitosa e accettabile se disputata in casa di una Roma o di un Napoli, ma lontana dal concetto di stracittadina, perché se il Toro, nella storia, è stato quasi sempre Davide, le volte in cui ha battuto Golia ha dovuto mettere quel qualcosa in più che ancora non riesce a buttare in campo, al di là dell’innegabile impegno profuso. Forse perché, al di là di ciò che ci si vuole raccontare, è vero che il derby della Mole, per mille motivi, non esiste più e, da parte granata, è diventata solo una rottura di scatole carica di amarezza fra un impegno e l’altro.

Per mezzora il Toro ha retto più che bene e ci poteva stare un certo “attendismo”, ma dopo il gol (una prodezza di Tevez più che un errore difensivo, anche perché il pacchetto arretrato ha di nuovo concesso un numero di pericoli prossimo allo zero) qualcosa di più si doveva fare, senza aspettare i 20’ finali. Invece rimane l’amaro in bocca, il vorrei ma non posso, tutte sensazioni conosciute a memoria.

rizzoli

Tocca all’arbitro. In una partita che, dati alla mano, è rimasta sul filo del rasoio fino al fischio finale, i due episodi di cui si è reso colpevole Rizzoli pesano come macigni e condizionano il risultato. E se, all’andata, il gol dii Pogba viziato da fuorigioco di Tevez poteva essere in qualche modo bilanciato dalla mancata espulsione di Immobile, stavolta gli errori sono tutti a senso unico. Il rigore di Pirlo su El Kaddouri, a poco più di 10’ dalla fine, sarebbe valso il probabile pareggio, ma, a mio avviso, ancora più grave è la mancata espulsione di Vidal che, ammonito dopo pochi istanti, viene clamorosamente graziato per un mani a fine primo tempo e anche per un fallo su Darmian, con relative proteste, nella ripresa. Alla fine a “espellere” il cileno è stato Conte, sostituendolo con Marchisio, ma con una Juventus in dieci per 60’ , e senza un giocatore di spessore come il sudamericano, forse parleremmo di un esito diverso del match.

Concludendo, il Toro, come detto, non saprà ancora giocare bene il derby, ma, per fortuna, quest’anno sembra saper affrontare molto bene gli altri trentasei incontri. Domenica ce n’è uno fondamentale contro la Samp ed è l’occasione buona per riprendere il cammino, perché c’è ancora spazio per fare bene, per cancellare dai volti di Maratona e dintorni la smorfia d’insoddisfazione di ieri sera, per scrivere delle belle pagine in tinta granata.

Ps al Museo del Grande Torino c’è una mostra intitolata “Settanta angeli in un unico cielo”. Forse a qualcuno farebbe molto bene andarle a visitare. O forse, in certi casi, non basterebbe nemmeno quello.

Francesco Bugnone

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