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45° parallelo, da Torino trigonometria e stelle svelano il mistero

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E’ noto a quasi tutti che da Torino passi il 45° parallelo nord ed era risaputo anche secoli fa:

“Anno 1760. Su ordine del Re Carlo, Giovanni Battista Beccaria misurò quattro triangoli nelle Alpi Graie e altrettanti nelle Marittime nell’arco del meridiano torinese. Definì sulla via per Rivoli la base dei triangoli. L’inizio della base, nel centro del circolo astronomico infisso nel marmo. La pietra giace sottoterra da questo punto verso oriente circa nove metri.” Potrebbe essere l’inizio di un romanzo storico, o forse di uno di quei romanzi che piacciono tanto adesso, alla Dan Brown, dove da un luogo, attraverso simboli ed intrecci, si arriva dall’altra parte del mondo. Un po’ per avvenimenti storici, un po’ per fanatismo di vecchie credenze. Qualche mito si ritrova anche in questa storia, che una piccola dose di esoterismo rende ancora più curiosa.Torino è attraversata dal 45° parallelo Nord, ma non basta indicare un punto per raccontarne il passaggio, perché si deve scavare, fin sotto terra, e poi guardare in alto, nel cielo. 

45° parallelo, da Torino trigonometria e stelle svelano il mistero
45° parallelo, da Torino trigonometria e stelle svelano il mistero

 

L’incisione (tradotta dal latino) si trova a Torino, sull’obelisco di Piazza Statuto.

Quello bianco, un po’ nascosto dagli alberi, proprio di fronte al monumento dedicato al Traforo del Frejus. Triangoli? Circolo astronomico? Cosa giace sottoterra? Effettivamente, l’incisione non è molto chiara, soprattutto se non si conosce la materia in oggetto.

Astronomia, calcoli geometrici-trigonometrici, questi strumenti di misurazione ci ricordano la bravura e l’intelligenza dell’essere umano, preciso e scientifico. Giovanni Battista Beccaria fu uno di questi uomini, un fisico e un matematico piemontese (nacque a Mondovì nel 1716), che, su incarico del Re Carlo, misurò una porzione del Gradus Taurinensis.

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Per quattordici anni, dal 1760 al 1774, Beccaria si affidò agli antichi metodi di Eratostene e attraverso la geometria e la trigonometria sfidò le imprecisioni del tempo.

Per eseguire i suoi calcoli passò prima per la misura di Corso Francia, il corso rettilineo più lungo d’Europa, che ripercorre il tracciato della Via Francigena e collega Piazza Statuto con la rotonda di Corso Susa, a Rivoli. Calcolò 12 chilometri (oggi confermati come 13) e usò proprio due pietre di marmo per segnarne i due estremi. Oggi, queste pietre si trovano sottoterra.

Perché?

Con il tempo, i marmi vennero sepolti dal terriccio degli alberi e non rividero la luce per anni. Solo nel 1808, il generale francese Sanson le rivendicò e una volta individuata la loro posizione, Napoleone in persona fece innalzare in quei punti esatti due obelischi, in onore del matematico.

Sentinelle dei due estremi, gli obelischi in marmo bianco tramandano ai posteri il lavoro meticoloso di Beccaria, portando entrambi la medesima incisione e sormontati da un astrolabio.

Quello in piazza Statuto, noto anche come “guglia Beccaria”, sorge su un punto geodetico preciso, che oltre ad indicare il vertice su cui il fisico basò la triangolazione per misurare la lunghezza del meridiano, indica il punto di passaggio del parallelo 45° N.

45° parallelo, da Torino trigonometria e stelle svelano il mistero
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Dopo aver scavato sottoterra alla ricerca delle pietre, arriva il momento di guardare in alto e scoprire un affascinante disegno. Forse, non tutti sanno che piazza Statuto è considerata il cuore nero della città di Torino.

I motivi sono simbolici, la piazza si trova a occidente, dove tramonta il sole (e inizia il buio…), ma anche storici, perché ai tempi dei romani era luogo del patibolo.

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Secondo magiche credenze, la sua negatività s’innalza fino al cielo. Torino farebbe parte del triangolo della magia nera, con Londra e San Francisco, dall’altra parte del mondo.

La punta dell’astrolabio non solo indica il 45esimo parallelo, ma anche il vertice esatto di questo triangolo nefasto.

Il buon Beccaria era al corrente della credenza quando eseguì i suoi calcoli matematici?

45° parallelo, da Torino trigonometria e stelle svelano il mistero
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Tuttavia, bisogna fare una piccola nota di precisione. Il punto in cui si trova l’obelisco non indica esattamente il passaggio del parallelo 45°N. In quel punto, passa il parallelo 45°, 04’ N con uno scarto di 30’’.

Uno scarto irrisorio, per i mezzi del tempo, quindi nessun problema: se vi posizionate davanti all’obelisco potete dire con certezza di essere esattamente a metà tra l’equatore e il Polo Nord, a 5.000 km di equidistanza.

Giulia Regis Masoero

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