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Che palle, c’è il derby. Però…

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Che palle, c’è il derby. Sì, che palle, che noia, che barba. L’appuntamento stracittadino, quello che una volta attendevo come, citando Marco Cassardo nello splendido “Belli e dannati”, il “mezzogiorno di fuoco” del calcio torinese, come l’occasione per raddrizzare tutti i torti, giocandocela quasi alla pari. Invece ora è un fastidio. Ma come, anche quest’anno che il Toro va bene? Soprattutto ora che il Toro va bene e può realisticamente lottare per il suo posto al sole europeo. Un brutto risultato domenica romperebbe davvero le scatole, sarebbe un apostrofo nero tra Verona e Sampdoria, sarebbe un cucchiaino di sale in un buon caffè.

E poi la noia, la noia dei pre-derby ai tempi del social, dove tutto diventa luogo comune trito e ritrito: il cuore Toro, la legge dei grandi numeri, non vinciamo/vincete da tot, non segniamo/segnate da tot, non tiriamo/tirate in porta da tot, gli sfottò sempre identici, la retorica pure. Rievocare derby epici quando non avevo ancora la panzetta (cosa che sono il primo a fare, tra l’altro), le solite interviste, le solite parole, uffa. Per non parlare di quando si degenera, arrivando a insultare i morti di Superga e quelli dell’Heysel.

Tifosi Toro

I social, dicevamo. Ci si mettono pure loro, per esempio col tristissimo botta risposta via Twitter fra le due società dopo l’andata, come se gli account fossero stati sequestrati da bimbiminkia qualsiasi. Ci siamo dovuti sorbire l’Apache Tevez che posta la foto della caviglia martoriata (chissà cos’avrebbe pensato Geronimo a riguardo), l’anno prima Glik trattato come il mostro di Milwakee e i vari fermo immagine di offside (con righe storte) e presunti rigori e chi più ne ha più ne metta, fra hashtag che fioriscono e “mi piace”/”condividi” ossessivi.

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Ho una repulsione verso quei novanta minuti di stracittadina, ne odio ogni singolo minuto. All’andata speravo che la pioggia torrenziale facesse rinviare la partita. Il bello è che la stessa speranza ce l’aveva anche mio zio, gobbo perso (e se ce l’ha anche qualcuno che, da 82 anni, non perde un derby, qualcosa vorrà dire). Sembravamo quegli studenti che pregano perché venga spostato un esame, ben consci che dovranno sostenerlo ugualmente, perfettamente consapevoli che ci arriveranno lo stesso spaventati e preparati, ma felici perché non sarà in quel momento lì. Sono momenti in cui venderesti l’anima al diavolo, per avere perenni zero a zero senza il barlume di un’emozione.

Però.

Toro-Juve992000

Però poi capita che, per caso, vedi casualmente un tifoso/a bianconero/a su Facebook (“casualmente” perché prima del derby li nascondi sempre tutti per motivi diplomatici) postare una foto della coreografia della Maratona lo scorso anno, venuta oggettivamente maluccio, e ironizzare su quel bruttissimo telone a forma di cuore, paragonato a un salume. E pensi che, magari, che palle il derby e tutto quanto, ma qualche giornata fa è stata fatta una coreografia con scritto, si presume, “Niventus” e quindi tutto questo diritto a pontificare non lo si avrebbe. E anche lasciando stare “Niventus”, vengono in mente Maratone epiche come nel derby del 2002 (“Un oceano di passione in un mare di tifo”) o come in quello del 1999 con il “Non ce n’è” troneggiante nel secondo anello, mentre dal lato opposto si vedeva molto poco. E mentre pensi a questo, il sangue ribolle nelle vene così tanto che il derby lo potresti giocare da solo, pur avendo dei piedi al cui confronto quelli di Mino Nunziata diventano educati come quelli di David Ginola. E mentre pensi a questo, e soprattutto mentre ti accorgi che stai anche gesticolando da solo, sai che sei fregato un’altra volta, perché ti è venuta voglia di derby.

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Il secondo “però” è lunedì sera. Perché se la gara dello Juventus Stadium fosse arrivata dopo il Bologna, dove eravamo tutti abbacchiati e prigionieri della dietrologia del “tanto adesso le perdiamo tutte”, “tanto ora ci squalificano tutti”, l’essere vittime sacrificali sarebbe stato accolto quasi come qualcosa d’ineluttabile. Poi è arrivato il “Bentegodi”, con quel quarto d’ora granata finalmente dal lato giusto, con quella prova di Immobile e quel gol di Cerci, mamma mia che gol Cerci. E ti dici che sarebbe un peccato un altro boccone amaro con dei giocatori così dalla nostra parte. Ed è un attimo pensare che ci possano regalare quella rete gonfiata che ci è proibita dal 2002 (sì, l’ho detto!), per non parlare del resto. Insomma, ci sei dentro con tutte le scarpe, pur non rinnegando quanto scritto prima e il volere che fosse già lunedì mattina e non un uggioso venerdì di vigilia. Maledizione.

La speranza, seria, è che sia un bel derby soprattutto sugli spalti. Non intendo quei “volemose bene” da stadio per famiglie, che tanto va di moda citare oggi. Ci sia rivalità, sana, forte, virile, ma che non si trascenda, perché non ne ha davvero bisogno nessuno.

Francesco Bugnone

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