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Arte, finanza e politiche culturali a Palazzo Madama

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Arte, finanza e politiche culturali a Palazzo Madama
Arte, finanza e politiche culturali a Palazzo Madama

All’alba dell’ennesimo governo (il terzo in tre anni) la domanda che sorge spontanea, ancora una volta, è sempre e solamente una: “Come uscire dalla crisi?”. Su quali asset strategici e su quali politiche è necessario puntare per rilanciare il nostro Paese ed in particolar modo l’economia reale ed il mercato interno ormai da troppo tempo in debito d’ossigeno?

Altro quesito spinoso: come inserire la cultura e l’immenso patrimonio artistico e paesaggistico del Bel Paese in un auspicabile organico piano di rilancio dell’economia? Sottintesa a questa domanda sorge un’altra problematica, ben più ‘filosofica’: in quale rapporto stanno, o debbono stare, arte (intesa in senso lato) e finanza? Arte e denaro?

Queste le principali tematiche affrontate martedì 18 febbraio a Palazzo Madama in occasione della presentazione del libro “Arte e finanza” di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente di Fondazione Roma, Professore universitario e banchiere.


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Dopo i ringraziamenti istituzionali della direttrice di Palazzo Madama Enrica Pagella ed un breve spunto introduttivo della moderatrice dell’incontro, Patrizia Asproni, Presidente della Fondazione Torino Musei, che mette sul tavolo le argomentazioni sopra citate, la parola passa a Giacomo Neri, Presidente dell’Associazione Italiana Corporate & Investment Banking. Per Neri la cultura può generare valore economico, a patto che vengano importate nel sistema museale italiano tecniche di gestione manageriale che ad oggi, a parte rare eccezioni, latitano. La capacità attuale di autofinanziamento dei nostri musei è risibile: occorre innestare managerialità e solide capacità professionali nella gestione degli stessi. Il museo deve stare attento alle esigenze del cittadino ma anche a quelle del turista: è fondamentale rafforzare ed usufruire dei servizi collaterali messi a disposizione del visitatore, dal merchandising alla ristorazione. In definitiva, è necessario avviare una strategia di politica industriale del settore.

La parola passa poi a Donatella Visconti, Presidente di Banca Impresa Lazio, la cui finalità è quella di sostenere le piccole e medie imprese (tra le quali una buona parte opera in ambito culturale) nell’accesso al credito. Visconti definisce la cultura come driver strategico del nostro Paese, e dato che l’economia nostrana poggia stabilmente sulla piccola e media impresa, occorre fornire a queste ultime delle garanzie. Inoltre, non possiamo più permetterci di pensare alla cultura come ad un settore isolato: occorre una contaminazione di competenze per creare un asset trasversale che comprenda più settori, al fine di fornire sviluppo e crescita ad una vera e propria industria culturale.

Riccardo Rossotto, avvocato e giurista, si sofferma sull’importanza di passare dalla vecchia concezione di ‘conservazione’ a quella nuova di ‘valorizzazione’ del patrimonio. Come fare? Attraverso i privati (n.d.a. altro problema annoso, quello dell’ingresso di soggetti privati nella valorizzazione del patrimonio pubblico , ancora da risolvere, data l’endemica e totale chiusura, ormai totalmente fuori luogo e tempo massimo, di alcune personalità a tale possibilità). Occorre ripensare al modello pubblico/privato: il pubblico deve limitarsi al ruolo di cabina di regia, di coordinamento, ed assicurare al privato un abbattimento delle barriere burocratiche.

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Per Marilena Pirrelli, Vicecaposervizio di ArtEconomy24 del Sole 24 Ore, lo sforzo deve essere prima di tutto culturale: l’economia e la cultura sono ambiti diversi ma che si possono parlare. Quello che manca sono i numeri: manca, per la grande maggioranza dei musei italiani, la trasparenza nei conti economici e nei bilanci. Altro aspetto: occorre accorgersi del mercato dell’arte ed utilizzarlo come stimolo anziché, come accade oggi, far finta che non esista o, peggio ancora, storcere il naso ed avversarlo .

Luciano Violante prende la parola in qualità di Presidente dell’Associazione Italiadecide. Per Violante occorre sganciarsi dalla credenza ancora viva che il bene culturale debba essere difeso da un accesso vasto e messo a disposizione solo di una nicchia di eletti. Il turismo è fondamentale, ma non riusciamo a sfruttarlo come dovremmo per carenze trasversali. Questa crisi va dunque utilizzata come leva per la creazione di una vera e propria politica del turismo, che proponga l’Italia come un tutto unico (non più pubblicità sulle singole Regioni, ma su pacchetti interregionali): occorre proporre al turista un gran tour del XXI secolo.

Infine, la parola passa all’autore del saggio, che espone una serie di statistiche disastrose che avrei preferito, forse, non sentire nemmeno, e chiosa chiarificando il concetto per il quale il libro è stato scritto: per gestire un patrimonio pubblico occorre avere competenze manageriali certe, occorre saper fare un bilancio. Occorre, infine, che le istituzioni politiche dettino le linee generali e poi lascino operare concretamente chi è realmente in gradi di farlo.

L’economia senza cultura non esiste.

La cultura senza economia non può sopravvivere.

Emanuele Bussolino

 

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