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Marchi piemontesi a Sochi, fra rimpianto e orgoglio

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Marchi piemotnesi a Sochi, fra rimpianto e orgoglio
Marchi piemotnesi a Sochi, fra rimpianto e orgoglio

C’è un Piemonte che gonfia il petto guardando sui teleschermi le gare delle Olimpiadi Invernali, in corso a Sochi fino a domenica, e un altro Piemonte che rimpiange ciò che fu.

Partiamo proprio dai rimpianti: avrete forse notato, durante le gare di short track, il marchio Fila. Per la precisione lo dovreste avere notato sulle divis se della nazionale coreana di pattinaggio.

La Fila, nata a Coggiola, vicino a Biella, è infatti un’azienda che adesso parla coreano: nel Sol levante la ditta nata sulle prealpi biellesi ha sede, capitali e management, e non è un caso se quindi veste gli short tracker nazionali.

Fu un passaggio, quello dal Piemonte alla Corea, che si materializzò dal 2005 al 2007. E dire che la Fila “Piemontese” vanta un passato glorioso, con sponsorizzazioni di altissimo livello: ricordate il tennista Bjorn Borg? E ai giochi di Nagano tutta la Nazionale azzurra vestì la Effe, per capirci adesso c’è Armani Jeans, quindi parliamo di una brandizzazione notevole. Dopo il 2003 la FIla attraversò una serie di passaggi, prima a un fondo americano, chiamato Cerberus. E dire che negli anni ’80 il marchio era stato molto vicino alla famiglia Agnelli (l’80 per cento delle azioni erano in mano alla finanziaria di Cesare Romiti).

Insomma, quella della Fila è una storia in cui sempre di meno, nel corso degli anni, si è parlato di industria e posti di lavoro, e sempre di più la scena è stata occupata dalla finanza, prima nazionale e poi internazionale. E a Biella i dipendenti passarono dall’essere 500 a essere venti: attualmente a Biella resta una piccola sede (Fila Europe) e il museo della Fondazione. Un museo, la dice lunga.

Il marchio, la sua produzione, il suore, ormai parlano coreano: per la precisione la lingua dell’imprenditore e finanziere Gene Yoon, che dal 1991 in poi, anno di fondazione di Fila Korea, ha iniziato una scalata spettacolare al brand biellese, completato, si diceva, nel 2007.

Se però c’è un Piemonte che si morde le mani, ce n’è un altro, sempre per rimanere nel tessile, che guarda con orgoglio allo sci in Russia. Si tratta della Kappa, ancora orgogliosamente torinese (il marchio è detenuto dalla sabauda Basicnet Spa), che veste la nazionale di sci alpino alle Olimpiadi.

E non solo sci alpino, fra l’altro, con alcune novità rispetto alle divise “solite”: il blu notte che è usato in questa stagione di Coppa del Mondo lascia il posto all’azzurro della Nazionale italiana. In abbinamento come colore complementare il bianco presente come banda laterale su maniche e gambe. All’altezza della coscia sinistra l’inserimento della siglia ITA.

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Sulle maniche all’altezza dei bicipiti l’inserimento del logo tricolore del Coni  con il lettering Italia e senza lo scudetto stilizzato. Compaiono anche i loghi Kappa in versioni minimal per rispettare le direttive Cio sulla presenza di marchi degli sponsor tecnici.

E si diceva, non solo sci alpino: le tute KAppa vestono anche i nazionali di slittino, salto, combinata nordica, fondo, biathlon, snowboard, bob e skeleton.

Andrea Besenzoni

 

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