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Ripresa? A Torino due aziende al giorno chiudono

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Ripresa? A Torino due aziende al giorno chiudono
Ripresa? A Torino due aziende al giorno chiudono
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Sarà che il Pil è tornato a crescere addirittura dello 0,1%, generando un applauso collettivo verso presunti meriti del Governo uscente. Sarà che si, è pochissimo, ma ci siamo tolti il segno “meno” dai dati statistici economici, il che tradotto significa che non siamo in recessione.

 

Ma innanzitutto, come premesso, lo 0,1% significa semplicemente che abbiamo smesso di precipitare, non che abbiamo realmente cominciato a salire. E secondo, se anche il Pil fosse in netta crescita (leggasi: netta) gli effetti sulle tasche degli italiani non si faranno certo vedere domattina.

Esattamente come accadde al contrario: quando iniziò la crisi non accaddero scene drammatiche di scatoloni e suicidi il giorno dopo, ma ci volle qualche mese – o anno – per far si che i dati macroeconomici si riverberassero sull’economia reale. Sulle tasche degli italiani, via.

Tutta questa lunga premessa per raccontare l’ennesima drammatica storia a Torino, che parla di circa 700 attività chiuse nel corso dello scorso anno. In media, nel biennio 2012-2013, ha chiuso sotto la mole un paio di aziende al giorno, fra ditte fallite e altre che si sono rivolte al concordato. Che funziona così: è un fallimento “minore”, una forma di azione con cui si chiude, e se l’azienda non è fallita se ne mantengono i beni. Come dire: casomai riaprissimo.

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Solo che poi spesso casomai non si riapre, e anzi i primi dati 2014 sono pessimi: 45 aziende a gennaio, considerato che per una settimana c’erano ancora le feste natalizie siamo in (triste) media.

E occhio, non parliamo di negozietti (detto col massimo rispetto) ma di esercizi e aziende che fatturano non meno di mezzo milione di euro a bilancio.

E posti di lavoro: che con la loro chiusura, semplicemente, continuano ad andare in fumo senza possibilità di fermare questa macchina infernale.

Edile e metalmeccanico i due settori più sofferenti, e la sofferenza non sembra di certo destinata a lenirsi, a seguito delle ultime decisioni della Fiat, che non si sa che conseguenze potranno avere su Mirafiori e Torino.

E i cittadini? Sperano, protestano, tirano la cinghia, aspettano qualche miracolo, magari dal governo Renzi che sta per nascere stamattina.

Oppure, più concretamente, tentano di mediare con il loro creditore. Perchè se non si riceve stipendio, è ben difficile pagare le bollette. E allora ecco che lo scorso anno sei cittadini su 10 hanno tentato anche loro un concordato, per mediare con gli enti di cui sono creditori.

Un altro segnale, pessimo, di una crisi che va ben oltre le decisioni dei palazzi romani. O di quelli del Piemonte, in cui presto si tornerà a votare.

Andrea Besenzoni



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