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Rama V, il re del Siam che si innamorò di Torino

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RAMA V La Mole a Bangkok. Gli elefanti a Torino
RAMA V La Mole a Bangkok. Gli elefanti a Torino

C’era una volta un re di un paese lontano e misterioso che s’innamorò della città di Torino .Phra Bat Somdet Phra Poramintharamaha Chulalongkorn Phra Chunla Chom Klao Chao Yu Hua (1853 -1910) Re del Siam che per comodità nostra veniva e viene chiamato Rama V, evitando così il temibile scioglilingua indocinese, visitò Torino in due occasioni.

Curiosa e lodevole fu la sua intensa attività d’alcova, da 85 tra regine, mogli, concubine generò un esercito di 117 figli. Rama V, governò bene quella che oggi è chiamata Thailandia, magnifica terra di catene montuose, templi e tigri del golfo del Siam.

Rama è ricordato dal suo popolo come “il grande ed amato re.” Riuscì a modernizzare il paese e con l’attenta diplomazia del suo governo conservò l’indipendenza, seppur con forti vincoli territoriali, dalle mire coloniali molto affamate di Francia e Inghilterra.

Il suo affascinate paese diventò con lui uno dei più progrediti, forse allora il più avanzato di tutto il continente asiatico (prima dell’arrivo a gamba tesa nella politica internazionale dell’impero del Giappone).

Sotto il suo Regno l’imperativo era il cambiamento.

E i suoi molti e lunghi viaggi in occidente furono sicura fonte di ispirazione politica, economica e militare per questo progresso tanto ricercato.

Già suo padre, Re Mongkut, per gli amici Rama IV, aveva allacciato rapporti di amicizia con il giovane Regno d’Italia e nel 1868 firmò un trattato commerciale con Vittorio Emanuele II.

L’Italia per il Siam rappresentava, a differenza di altre potenze d’Europa, una simpatia particolare perché noi italiani non avevamo alcun interesse coloniale o espansionistico nell’area. I Regni di Siam e Italia diventarono buoni amici.

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Rama V, il re del Siam che si innamorò di Torino
Rama V, il re del Siam che si innamorò di Torino

 

Rama V arrivò in Italia per la prima volta nella primavera del 1897.

Dopo un piacevole soggiorno a Sanremo, il Re di Rattanakosin (odierna Bangkok) salì sul treno reale, prestato per l’occasione da Umberto I di Savoia, per raggiungere la stazione di Porta Nuova.

Qua l’illustrissimo d’Asia trovò meravigliosa la nostra città.

L’accoglienza dei torinesi fu caldissima e molto incuriosita dall’arrivo di quella corte così esotica e colorata che dava uno spettacolo mai visto per i nostri viali. Rama fu ospitato dal Duca di Genova, che sarebbe diventato poi suo amico, nel castello di Aglié.

Il Duca Tommaso Savoia – Genova ricevette in dono un elefante del parco reale, pachiderma dunque sacro, ribattezzato poi come l’elefante Toni. F u donato alla cittadinanza di Venezia e pare fosse animale capriccioso e alquanto indisciplinato.

Quando al Re del Siam toccò ripartire per proseguire il piacevole tour turistico e diplomatico, successe un incidente di poco conto, in realtà un bel siparietto.

Alla stazione erano presenti in pompa magna papaveri, principi-duchi-conti, ufficiali, funzionari, fasce tricolori, porporati.

La banda militare e la compagnia d’onore per il presentat’arma Sua Maestà all’apparire di un uomo vestito in abito etnico rosso fuoco andarono in confusione.

Pensavano fosse Rama V e allora zumpette – zumpette, squilli di tromba, grancasse, petti in fuori, pance in dentro, attenti!

“No! No!” Li fermò sbracciandosi tutto agitato l’uomo in rosso, probabilmente il ciambellano di corte di Bangkok e precedeva lo struscio reale.

Ops, una piccola gaffe.

Rama V, il re del Siam che si innamorò di Torino

Rama V tornò in Italia dieci anni dopo, nel giugno 1907.

Fu raggiante nel rimettere piede in questa nostra terra che amava molto.

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Quando ricominciò la visita proprio da Torino, il 15 maggio, una gran folla lo accolse: la città non si era dimenticata di lui e della reciproca simpatia che ci legava.

Con Vittorio Emanule III e un bel seguito di nobiltà indocino-sabauda salì con la Dentera a Superga, dove rimase affascinato dal luogo e dal panorama mozzafiato.

Pare che si divertì molto a mettersi in posa davanti alle macchine dei fotografi dilettanti accorsi per riprendere l’aristocratico personaggio salgariano con la sua giubba bianca, i calzoni neri e l’elmo lucente con piume.

Alla fine delle visite in città, una limousine guidata dallo chauffeur siamese di corte lo accompagnò in quel castello di Aglié del Duca di Genova che già dieci anni prima lo aveva ospitato.

Rama amava i motori e le vetture che si stavano diffondendo come una veloce novità del mondo moderno.

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I suoi ministri non avevano la stessa passione e una volta inviarono una lettera-supplica al loro re pregandolo di considerare l’auto come un mezzo troppo veloce, incosciente, troppo pericoloso per Sua Maestà.

Con saggezza il Re rispose: “Le automobili non hanno nulla di pericoloso, semmai il cuore degli uomini.” La bellezza delle auto e della corsa a quattro ruote conquistò in seguito anche il cuore di un altro membro della famiglia reale.

Il principe Bira gareggiò nel campionato di formula 1 tra il 1950 e il ’54, anche con la scuderia Maserati.

Rama, al galà dato in suo onore, tra sciabole, donne piumate, frac e spumanti, ci tenne a brindare più volte a Torino e a i suoi amici Savoia.

Ma la cosa di Torino che più colpì il Re del Siam fu la sua architettura.

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Dopo la visita numerosi architetti, ingegneri, artisti italiani furono chiamati a Bangkok per ridisegnare ed erigere una nuova porzione di città tra cui il Palazzo del Trono e la stazione dei treni, la cui somiglianza con Porta Nuova e l’influenza di noti architetti dell’epoca di scuola sabauda è notevole. C’è dunque un singolare asse architettonico e liberty che lega Torino con Bangkok.

Le due archistar torinesi Mauro Tamagno e Annibale Rigotti furono i due più grandi artefici del cambiamento urbano della capitale della Thailandia, di cui Mole24 si occuperà per un approfondimento.

L’ospite era felice di essere nella Penisola; il suo entusiasmo che traspare dalle cronache dell’epoca fu senza dubbio sincero. E’ l’entusiasmo che conquista i viaggiatori, siano essi teste coronate o giovani nomadi con gli zaini in spalla. Non c’è niente da fare, la curiosità nello scoprire paesi vicini e lontani è come una bella febbre che ti contagia di passione e ti fa spalancare gli occhi.

 

Federico Mosso

(Ringraziamo Massimo Squillario che cura la pagina facebook “Gaspare Cavallini”, per le informazioni fornite per la stesura dell’articolo )  

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