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Juve, vittoria e qualche veleno

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Juve, vittoria e qualche veleno
Juve, vittoria e qualche veleno

Tornano alla vittoria, piuttosto convincente, in verità, gli uomini di Conte. Tornano alla vittoria contro un avversario che, sempre per amor di verità, di problemi ne ha creati ben pochi. E ciò nonostante anche ieri, allo Juventus Stadium, per otto lunghi minuti qualche patema dalle parti dello spogliatoio bianconero è stato di nuovo vissuto.

Per un lungo attimo è sembrato di rivivere il film di Verona, la settimana prima, tanto più contro una squadra della stessa città, il Chievo. Due a zero e match quasi in ghiaccio dopo un primo tempo piuttosto convincente (non esaltante, non si può dire che allo Juventus Stadium si sia vista una disfida d’altri tempi). E poi, al momento di chiudere il match a inizio ripresa, ecco il patatrac difensivo, stavolta frutto di sfortuna, con Lichtsteiner che ha scaricato un rinvio potente addosso a Caceres: dal rimpallo è nato un pallonetto che ha lasciato di sale Buffon e un buon 30 mila persone. Il fatto è che un accenno di psicosi si è vista, concretizzata da una discesa di Pellissier, entrato a inizio ripresa e vera cura rivitalizzante per l’attacco clivense, conclusa con un fendente che sembrava destinato in porta, non fosse stato per il provvidenziale intervento di Bonucci in tackle.

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A quel punto i bianconeri si sono scrollati e hanno chiuso davvero il match con Llorente, in doppia cifra da ieri e ancora una volta autore di una ottima prestazione. Non così si può dire per l’evanescente Giovinco, che ha messo in campo un impegno piuttosto sterile, e che è stato accompagnato fuori dal campo da impietosi, e in verità incredibili, fischi. Va bene la prestazione non splendida (va detto che, giocando quasi mai, non è così semplice essere decisivi), ma fischi del genere non sono meritati da nessun calciatore di una squadra che da tre anni vince tutto quello che riesce. E che è tanto.

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Incomprensibili anche alcuni messaggi dei tifosi, come lo striscione esposto in curva che raccomandava a tutti, tifosi compresi, un bagno di umiltà. O forse no, a ben leggere lo striscione non solo non è incomprensibile, ma è anche corretto nei toni e nel senso. Dopo il pareggio di Verona sono state dette, udite, viste cose degne di una squadra e di una società in crisi. E’ difficile capire quale follia collettiva prende possesso delle menti delle persone quando, entrando in uno stadio o accendendo la televisione, diventano “tifosi”: Tralasciamo l'”io farei meglio, quello non è capace” e inveterate del genere. Insultare (è stato fatto, specie sul web) una squadra che da 3 anni è tornata, per esclusivi meriti suoi, a recitare un ruolo di protagonismo assoluto nel calcio italiano, ad ambire di farlo in Europa, e tutto questo rialzandosi dalle pagine più buie della sua storia non è in giusto, no.

Juventus-Chievo Verona serie A

Non mettiamoci toni etici. E’ proprio un atteggiamento che denota ignoranza calcistica. Abissale.

Su questo forse Conte si è sbilanciato difendendo Giovinco al momento della sua uscita, contro lo stesso pubblico torinese. E ha fatto bene. Poi, siccome la giornata non era completa, ci ha messo il carico da 90 rispondendo per le rime (è dir poco) a Capello, che in settimana ne aveva criticato la gestione. “Meglio sentire la puzza in casa propria e non in casa d’altri – ha detto – E di Capello ricordo solo due scudetti, peraltro revocati”. Bum.

Attendesi puntata successiva.

Marco Gallo

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