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Via Barbaroux, prima Social Street torinese

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Via Barbaroux, prima Social Street torinese
Via Barbaroux, prima Social Street torinese

Anche Torino ha la sua strada Social, e non poteva che essere una delle vie storiche della città: via Barbaroux. L’idea alla base di questa curiosa iniziativa è interessante, e sfata il mito delle nuove tecnologie che alienano le persone e bloccano i rapporti umani. Anzi.

Cosa sono le Social Street: l’idea ha origine dall’esperienza del gruppo facebook “Residenti in Via Fondazza – Bologna” iniziata nel settembre 2013.

L’obiettivo del Social Street è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale.

Per raggiungere questo obiettivo a costi zero, ovvero senza aprire nuovi siti, o piattaforme, Social Street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di Facebook.

Quindi, spiegandola semplice: grazie a Facebook gli abitanti dello stesso quartiere, strada, palazzo, scambiano quello che possono (nel vero senso della parola) senza dovere ogni volta trovarsi in lunghe riunioni o incontri, magari difficili da organizzare.

in Italia il fenomeno è in crescita ma è comunque agli inizi: basti sapere che sono qualche decina le strade sociali della nostra nazione, ed è quindi una buona notizia che una di esse sia a Torino. Fra l’altro si tratta di un esperimento molto recente, che ha preso il via poche settimane fa. Attualmente è in iedi il gruppo (chiuso) “Residenti di via Barbaroux”, composto da 44 persone.

Le potenzialità di un esperimento del genere sono enormi: basti pensare che proprio a Bologna, dopo un incendio divampato in una delle case della via “social”, è partito immediatamente il tam tam degli aiuti, dalle coperte a un tetto dove passare la notte. Insomma, l’esperimento potrebbe avere le utilità delle catene telematiche, senza però essere compromesso dalla dispersività che proprio le catene di Facebook comportano.

Pochi invitati, gruppo chiuso ma attivo e reattivo alla velocità del web. Per poi mettere insieme competenze, aiuti, ma anche solo compagnia e voglia di fare una cena insieme.

Quando il social diventa… sociale.

Andrea Besenzoni

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