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13 anni senza il Pirata, che conosceva Torino

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Dieci anni senza il Pirata, che conosceva Torino

La conosceva (purtroppo) molto bene la nostra città, Marco Pantani, che ci ha lasciati nella sera di San Valentino di 13 anni fa esatti.

Conosceva bene soprattutto la collina torinese, che fu teatro di uno dei suoi incidenti più tristemente famosi: lo scontro frontale con un fuoristrada sulla collina di Superga. Proprio ieri la Gazzetta dello Sport ha pubblicato un estratto del libro “Pantani era un dio” di Marco Pastonesi (editore 66THAND2ND, 256 pp, 16 euro), che racconta molto bene che cosa accadde in quel 18 ottobre 1995.

“Pronti, via, fuga, sembra banale, invece dopo un centinaio di chilometri la corsa è già finita – dice Dall’Olio a Pastonesi -. Sotto la salita del Superga ci arriviamo a quattro minuti dai primi e a uno dal gruppetto in cui c’è anche Claudio Chiappucci. Recuperiamo in salita, recuperiamo in discesa. Uno dopo l’altro. Curve e controcurve. Davanti Francesco Secchiari, in mezzo il Panta, dietro io. Curva, e c’è una chiazza: Secchiari frena, il Panta passa. Sessanta all’ora. Due curve dopo, la jeep contro la corsa: il Panta si stampa, frontale, ho ancora l’immagine di lui, in piedi, per aria, sulla bici, e poi di lui, che quando si vede la gamba, si mette le mani in testa e si gira in giù per non guardare; Secchiari sotto l’auto, frenando; e di me, rotto. E poi di altri due o tre, forse di più, caduti. Ci vogliono tre o quattro minuti perché arrivi la prima ambulanza, per il Panta, e una decina per la seconda, per me e Secchiari. Un dolore bestiale”.

Sembra incredibile, ma in quella corsa i ciclisti dovettero fronteggiare un fuoristrada che, non si sa perchè, stava percorrendo il tragitto di una delle corse ciclistiche più famose in Italia. Alcuni non la schivarono, ci si schiantarono contro a velocità elevatissima. Fra di loro proprio uno dei talenti emergenti del ciclismo nazionale, un certo Marco Pantani da Cesenatico. Gregario del grandissimo Claudio Chiappucci, il Panta aveva dimostrato già a più riprese di avere talento da vendere. Poi tutto si fermò quel 18 ottobre: frattura di tibia e perone, ricovero al Cto, carriera finita.

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Nemmeno per sogno: il Panta risalì in bici cinque mesi dopo e andò incontro ai 3 anni più folli della sua carriera. Il 1997, il gatto che attraversa la strada al Giro e di nuovo il letto d’ospedale. Il ritorno fulmineo, il terzo posto al Tour, lo spettacolo sulle salite di Alpi e Pirenei, il mondo che si accorse di “MarcòPantanì” come lo chiamavano in Francia.

Poi venne il 1998: l’anno magico. La straordinaria doppietta Giro Tour, un Italiano in cima al mondo del ciclismo e con tutti i crismi per diventare il più grande della storia. Uno stato di forma sublime, confermato l’anno dopo dallo spettacoloso giro d’Italia che il Pirata stava portando a termine. Quando.

Quando tutto si fermò.

Dieci anni senza il Pirata, che conosceva Torino

5 giugno 1999, ore 10.10. Pantani ha subito un controllo ematico e ha l’ematocrito alto. Il sangue spesso, per dirla semplice. Deve essere fermato, due settimane, per la sua salute. Niente di grave, no?

No. Il Pirata venne fermato a due metri dal suo secondo Giro consecutivo, proprio prima di una tappa dolomitica che probabilmente poteva farlo iscrivere direttamente nei libri di storia. Venne fermato e portato via insieme ai carabinieri. Un ladro. Umiliato. E tuttora non si sa il perchè.

Quel 5 giugno fu la fine di tutto, lo stesso Pantani a caldo affermò che si era rialzato da tanti malanni fisici (appunto, il fuoristrada torinese), ma stavolta sarebbe stata dura. E fu durissima. nel 2000 provò a dare spettacolo al Tour, ma le sue imprese furono quasi un regalo di Armstrong, almeno a quanto il texano affermò in un’intervista. Il texano, l’eroe del ciclismo pulito, non come quel drogato di Pantani. Si sarebbe visto, troppo tardi, quanto era eroico Armstrong.

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Fu quello il suo canto del cigno.

Dieci anni senza il Pirata, che conosceva Torino

Non passarono nemmeno 4 anni, e il corpo senza vita di quello che era stato il Pirata venne trovato la sera del 14 febbraio 2004 nella stanza del residence Le Rose di Rimini. Non vogliamo stare qui a spargere complotti sulla sua morte. Torino vuole ricordarlo, Pantani. Quella Torino che tifava per lui, che ha nel cuore il suo sguardo quando si toglieva la bandana e capivi che era finita per tutti, che ciao, ci si sarebbe visti all’arrivo. Che ha nel cuore la sua pedalata agile e curva, la catena che salta, nessuno che lo aspetta in salita e lui che livido di rabbia se li riprende e se li supera. Se li divora, tutti.

Mai nessuno come lui. Mai nessuno, dopo di lui. In compenso scandali si, tantissimi. Ma il tossico era lui.

Ci manchi, Pirata.

Andrea Besenzoni

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