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Juve, a Verona non si vince

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Juve, a Verona non si vince
Juve, a Verona non si vince

Niente da fare. Il campo del Bentegodi di Verona resta stregato per la Juventus, che per due volte nella città di Romeo e Giulietta quest’anno ha inanellato prestazioni quantomeno interlocutorie. Dopo il pareggio, risicatissimo, del girone d’andata contro il Chievo (in molti ricordano il gol regolare annullato a Paloschi), eccone un altro, questa volta da mangiarsi le mani, contro l’Hellas.

Da mangiarsi le mani perchè, mentre quello di qualche mese fa è un punteggio figlio di una prestazione opaca, di una squadra che stava a poco a poco trovando forma e gioco, quello di ieri è ancora una volta, come a Firenze, a Roma in Coppa (e in Champions, si, lo abbiamo giù detto, ma repetita Juve), frutto di un secondo tempo giocato al limite della spocchia. Cosa che, Conte lo sa bene, non è da grande squadra. O quantomeno non è da Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e grandissime che la Juve aspira a raggiungere a breve. Tutto qui.

E allora ecco un primo tempo nel quale i bianconeri non sono i migliori della stagione ma, in venti minuti, mettono quasi in cassaforte il risultato grazie a Tevez ma non solo a lui (di nuovo molto presente Pirlo, e non può essere che di giovamento). Ecco una prima frazione nella quale la Juve non gioca schiuma alla bocca, ma imprime quell’accelerazione necessaria a non avere rivali.

Poi, per magia (nera, anzi bianconera) ecco l’altra faccia. Come ormai comincia ad accadere troppe volte per essere un caso. Non sarà un caso (ci si perdoni la ripetizione), se Conte era infuriato a fine partita, tanto da riconvocare tutti oggi in seduta straordinaria a Vinovo, in barba al riposo, secondo il tecnico salentino non meritato.

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Ora, va bene tutto, e sono completamente fuori luogo gli sproloqui che hanno invaso i social network da ieri, che hanno portato alcuni (non pochi, in verità), a criticare pesantemente Conte. Dopotutto è il classico pareggio del tutto indolore, visto lo zero e a zero del derby del Cupolone, in un campionato che solo quando sarà riaperto potrà dirsi che è riaperto. Ma, rabbia a parte, siamo proprio sicuri che qualche piccola responsabilità in questi cali di tensione non ce l’abbia anche lui? Sarebbe troppo facile dare il merito al tecnico quando si vince e la colpa ai giocatori se si perde: ma questo, il Mourinho del Salento, lo sa. Eccome, se lo sa.

 Marco Gallo

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