Home Cronaca di Torino Se cadi dalla bici mentre vai a lavoro, l’Inail non paga

Se cadi dalla bici mentre vai a lavoro, l’Inail non paga

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“Only the brave” esclamava Gerry Scotti in un famoso quiz (e prima di lui Alexander Pope) e in effetti di coraggio ce ne vuole parecchio per andare in bici in pieno inverno.

Freddo, pioggia, neve e traffico non sono propriamente i migliori amici dei ciclisti, ma sempre più italiani e torinesi scelgono la bicicletta come mezzo di locomozione in città, per spostarsi da un appuntamento all’altro o, semplicemente, per andare a lavoro.

Business man on a bicycle

Non è per forza un’opzione dettata da una vena ambientalista.

La bici può essere una decisione necessaria a causa della crisi, dei sempre più frequenti e non preventivabili scioperi dei mezzi pubblici (proprio oggi ve ne è un esempio) o magari il modo per togliere quella fastidiosa pancetta post-Natale.

I dati parlano chiaro: per il secondo anno consecutivo, nel 2013 si sono vendute più due ruote a pedali che automobili.

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Il problema, però, nasce in caso di incidenti e, nello specifico, di incidenti che avvengano mentre in bici si va a lavoro.

L’inail, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, in questi casi non paga.

Se un lavoratore si fa male mentre pedala per raggiungere l’ufficio i cocci sono suoi.

L’ente pubblico che si occupa degli infortuni professionali, infatti, applicando una normativa del 2000 non risarcisce il dipendente, a meno che il velocipede non sia utilizzato “in assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto e per la non percorribilità a piedi del tragitto”.

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Come si può facilmente capire, diventerebbe difficilissimo dimostrare burocraticamente che l’ “infortunio in itinere” sia dovuto ad uno di questi due fattori, perciò si rischierebbe la beffa, oltre al danno fisico.

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Un paio di settimane fa il parlamentare del Pd Diego Zardini ha presentato una proposta di legge che abolisca questa norma, equiparando la bicicletta ai mezzi pubblici e ora starà al legislatore approvarla.

A spingere in questo senso sono anche gli “amici della bici” della Fiab che hanno già raccolto 12 mila firme e il sostegno di cinque regioni per questo scopo.

Ciclisti torinesi, fate attenzione. Almeno fino all’arrivo delle nuove norme!

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Marco Parella

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