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Chernobyl, le nostre montagne sono ancora inquinate

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Chernobyl, le nostre montagne sono ancora inquinate
Chernobyl, le nostre montagne sono ancora inquinate

Si chiama Cesio 137, e a distanza di quasi 18 anni inquina ancora le montagne del Torinese e del Piemonte. Lo rileva l’Arpa, che alcuni giorni fa ha diffuso dati a dir poco allarmanti. In alcune aree, seppur limitate, resta alto il livello di contaminazione da Cesio 137, il radioisotopo che si è depositato a terra nei giorni successivi al disastro nella centrale nucleare bielorussa di Chernobyl.

Ma quali rischi si corrono, concretamente dopo tutti questi anni da Chernobyl? L’Arpa conferma che le pericolosità sono limitate  al consumo di alcuni funghi e di selvaggina, in queste zone: Alto Canavese, nelle valli di Soana e di Ceresole, poi nel Biellese, nel Verbano e in Valsesia.

Proprio dai campioni prelevati da alcuni cinghiali valsesiani, nei quali era stata rilevata una quantità eccessiva di isotopo, era partito il piano di monitoraggio che ha rivelato questi dati, a loro modo sorprendenti, soprattutto dopo tutti questi anni, soprattutto adesso che Chernobyl stava diventando solo un bruttissimo ricordo.

 Chernobyl, le nostre montagne sono ancora inquinate
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Il monitoraggio straordinario ha coinvolto Alta Valsesia, Val Formazza e Val Vigezzo, Valle di Ceresole e Val Soana, Val Maira, Val Pellice, Monferrato e Val Susa: l’attività è stata minuziosa, e ha visto l’analisi di campioni di suolo, di acque superficiali, funghi, frutti di bosco e latte di alpeggio.

Secondo l’Agenzia il quadro finale “evidenzia la presenza di maggiori livelli di Cs-137 in alcune aree dell’arco alpino piemontese nord e nord-orientale.

Si tratta di livelli che, pur non dando luogo ad esposizioni significative della popolazione, e non dovendo quindi creare alcuna forma di allarmismo o di boicottaggio di funghi o selvaggina delle zone indicate, possono tuttavia causare elevate contaminazioni radioattive in alcune matrici che concentrano gli isotopi radioattivi presenti nell’ambiente, quali in particolare i funghi e la selvaggina” che vengono raccolti e cacciati in quelle zone.

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Andrea Besenzoni

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