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Maserati, da Grugliasco all’attacco dell’America – Tutti i migliori spot del Super Bowl 2014

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“Ci siamo preparati. Ora attacchiamo”.
C’era anche un po’ di Grugliasco nel Super Bowl andato in scena domenica notte tra Denver e Seattle (schiacciante vittoria di Seattle per 48-3) e un nuovo grande record per una piccola casa di produzione dalla lunga storia. A parlare di preparativi ed attacchi imminenti, infatti, è stata la Maserati, in uno spot di 90 secondi andato in scena nel primo quarto della finalissima del campionato di football americano, l’evento sportivo più seguito dell’anno, con una media di 110 milioni di telespettatori incollati allo schermo da ogni parte del mondo.

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È stata la prima volta che un’automobile disegnata, progettata e costruita interamente in Italia conquista una platea di queste dimensioni e per la modenese Maserati, costruita nel nuovo stabilimento “Avv. Giovanni Agnelli” di Grugliasco, la ciliegina su una torta che nel 2013 si è fatta più ricca che mai. Un incremento di vendite del 148% (15.400 le vetture di lusso uscite dai concessionari del Tridente) che, ipotizziamo, sarà servito anche a pagare quegli ormai famosi 90 secondi, considerato che in media, per accaparrarsi 30 secondi durante la partita si doveva pagare qualcosa come 4 milioni di dollari.

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Il commercial è in pieno stile americano, tanto orgoglio e molta attenzione ai sentimenti. Azzeccatissima la scelta di affidare la parte da protagonista alla tredicenne Quvenzhane Wallis, baby attrice prodigio, candidata all’Oscar a soli nove anni per il film “Re della terra selvaggia”. Il marchio italiano mischia un sentito ringraziamento ai propri operai, artefici del successo del brand, con immagini mozzafiato e una colonna sonora essenziale, interrotta dal ruggito finale del motore della nuova Ghibli, sportiva di lusso pronta ad attaccare il mercato mondiale. “We have prepared. Now we strike”.

Rimanendo nel gruppo Fiat, anzi FCA, sta facendo discutere lo spot di Chrysler, ospite affezionata delle pubblicità durante il Super Bowl. Un Bob Dylan in veste di narratore-musichiere che ricorda agli americani i valori e i simboli della terra a stelle e strisce (da Marylin a James Dean, dai lavoratori sudati alle spiagge del sud), chiudendo lo spot con una rivendicazione di sicuro effetto: “Lasciate che i tedeschi vi producano la birra, gli svizzeri gli orologi e gli asiatici assemblino i vostri smartphone. Noi costruiremo le vostre auto”.

Nel 2012 era toccato ad un altro grande vecchio dello star system USA, fare la parte del difensore del duro lavoro di Chrysler e, soprattutto, della Motor City per eccellenza, Detroit. Clint Eastwood aveva emozionato milioni di americani con una similitudine a dir poco azzeccata: “It’s halftime America”, siamo all’intervallo, America e “il secondo tempo sta per iniziare”, slogan per una rinascita tanto patriottica quanto attesa.

L’anno precedente, invece, il volto pulito e tormentato di Eminem aveva incantato gli spettatori con poche parole pregne di significato per gli abitanti dell’8 Mile e dintorni: “This is the Motor City. And this is what we do”.

Il rapper di Detroit aveva poi ripreso il tema del degrado della sua città, conseguenza della crisi dei colossi dell’auto nella bellissima Beautiful. Un Eminem duro e cupo come ai tempi di “Like a toy soldier” paragonava la propria disperazione a quella della metropoli statunitense, concludendo però con un invito all’ottimismo: “sii te stesso, amico / sii orgoglioso di chi sei / e anche se suona sdolcinato / non lasciare che qualcuno ti dica che non sei bello”.

Da quando la strategia dell’ad Marchionne ha portato a guardare oltreoceano, anche la Fiat si è prodigata, spesso con ottimi risultati per aumentare la propria visibilità in occasione del Super Bowl. Ed ecco che da qualche anno la 500, declinata in tutte le sue numerose versioni, esporta il made in Italy, con i suoi pregi ed i suoi difetti (e talvolta qualche pregiudizio. Gustatevi alcuni degli ultimi spot apparsi nei break pubblicitari tra una meta ed un placcaggio.

Marco Parella

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