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Da San Siro a San Siro: com’è cambiato questo Toro

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Da San Siro a San Siro: com'è cambiato questo Toro serie A Tim 2013 -2014
Da San Siro a San Siro: com'è cambiato questo Toro serie A Tim 2013 -2014

Poco meno di un anno fa, il Toro getta nell’erba di San Siro il seme di ciò che sta diventando oggi.Dopo tanto 4-2-4 e poco 4-3-3, Ventura prova a fermare il Milan col 5-3-2 o 3-5-2 che dir si voglia e per poco ci riesce: coi rossoneri in difficoltà per 60’, solo gli errori in zona gol di Barreto e la dormita di Ogbonna che propizia la rete di Balotelli impediscono un risultato soddisfacente. Da lì inizia una strada, in principio tortuosa (complice il famigerato 0-0 col Genoa e qualche altra scelta discutibile) che ha portato ai ben più soddisfacenti giorni nostri.

Il percorso di crescita, per usare uno dei termini più gettonati dal tecnico, non è stato rose e fiori. Molte le perplessità, anche da parte del sottoscritto, sul modulo, sull’impiego di Cerci come punta, seppur atipica, su un mercato incompleto. Dopo parecchi punti buttati, però, i granata si sono assestati, diventando squadra con la esse maiuscola.

Lo si vede dalla continuità delle ultime dieci partite, lo si vede dal rispetto con cui vengono affrontati (talvolta addirittura temuti) dagli avversari, lo si vede dal fatto che si finiscono per dimenticare anche assenze pesanti come quella di Bovo, lo si vede da come Padelli e Masiello, un tempo reietti, stiano convincendo, lo si vede anche perchè l’ennesima grande prova di Darmian non fa neanche più notizia.

Da San Siro a San Siro: com'è cambiato questo Toro serie A Tim 2013 -2014

A Milano c’è stata una squadra che per un tempo ha fatto vedere i fantasmi al Milan, poi, subito il pari del bravo Rami (che per segnare, dopo tre anni, ha avuto bisogno dell’aiuto di un gluteo di Glik), si è chiusa e ha retto l’onda d’urto rossonera, una volta assodato che non riusciva a ripartire, fino a riprendere quota nel finale, dove ha tenuto il campo con autorità e portato a casa un ottimo punto.

Al di là della prova in sé, scalda il cuore, nella disperata caccia a un Toro vero che dura da decenni, che sul terreno del “Meazza” ci siano stati tre episodi trasudanti granatismo, alla faccia dell’orrenda maglia azzurra indossata per l’occasione.

Il primo è il gol di Ciro Immobile. L’ex pescarese è sempre più a suo agio nel ruolo di Ciccio Graziani 2.0 che sembra cucito su di lui: corre e pressa per 90’, facendosi trovare sempre pronto in zona gol. La rete che ha sbloccato il risultato, come quella in casa del Sassuolo, è stata una corsa a perdifiato conclusa con la classe dell’attaccante di razza. La ciliegina è il dribbling a Bonera, che lo sta ancora cercando.

Ogni metro percorso, Ciro l’ha fatto con i tifosi aggrappati alle sue spalle, tutti presi a chiedersi come un essere umano possa spendersi così tanto e avere anche la forza di metterla dentro, prima di lasciarsi andare al delirio.

milan 3

Il secondo è Glik versione Robocop: il capitano, sempre più leader del terzetto completato da Maksimovic e Moretti, ieri, oltre ad aver messo la museruola a Pazzini, è sembrato tecnicamente indistruttibile. Pallonata nelle parti basse? Qualche minuto e di nuovo in piedi a rimpallare altre conclusioni. Scarpata in faccia del “Pazzo”? Qualche istante e ancora nell’agone a fermare ogni cosa che si muove sull’erba. Dopo tanto girovagare e sbagliare, la fascia che appartenne a tante bandiere sembra essere calata sul braccio giusto.

Il terzo riguarda il pubblico. Per una sera l’annoso dibattito sul confronto fra vecchia e nuova Maratona va in soffitta. Chi c’era come chi ha guardato la partita in televisione, può asserire solo che a San Siro si siano sentiti principalmente, se non esclusivamente, i tifosi granata. Una splendida colonna sonora per un ottimo pareggio.

Col Toro sempre più lontano dalla salvezza e in mezzo a chi lotta per l’Europa League, i piedi devono rimanere ben piantati per terra, consci dei meriti, ma anche dei limiti della squadra (il centrocampo è sempre il reparto meno convincente, confrontato con gli altri).

La partita col Bologna diventa snodo fondamentale della stagione: tre punti potrebbero significare la chiusura definitiva del discorso salvezza e una classifica sempre più interessante. Un mezzogiorno e mezzo di fuoco a cui la Torino granata dovrà dire presente in campo e sugli spalti, sperando di ritrovarsi con l’ennesimo sorriso stampato in faccia al triplice fischio.

Ps non ce ne siamo dimenticati: l’assist di Cerci per lo sciagurato colpo di testa di Farnerud, è una di quelle cose per cui vale la pena vivere. Pura poesia.

 

Francesco Bugnone

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