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Pinot Gallizio e Manuele Cerutti: due mostre alla Gam

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Pinot Gallizio e Manuele Cerutti: due mostre alla Gam
Pinot Gallizio e Manuele Cerutti: due mostre alla Gam

Archiviati i ritratti femminili in chiave pop di Max Pellegrini (http://www.mole24.it/2013/10/18/in-gam-i-ritratti-femminili-di-max-pellegrini/) il primo appuntamento del 2014 di Surprise, ciclo di mostre curato da Maria Teresa Roberto presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, vuole omaggiare una delle figure più singolari della situazione artistica piemontese degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, in occasione del cinquantesimo anno della sua morte: Pinot Gallizio (Alba, 1902-1964).

Figura davvero a sé e costante sperimentatore, si può collocare il momento più felice della ricerca dell’artista albese nell’arco temporale che va dal 1956 al 1959, triennio nel quale Pinot Gallizio teorizza e mette in pratica quella ‘pittura industriale’, per la quale diventerà famoso. Industriale perché Pinot Gallizio, sul finire degli anni Cinquanta, riempie rotoli di tela o carta lunghi diversi metri della sua pittura astratta, a gesto libero, informale. L’operazione viene accompagnata dalla decisione di vendere la tela dipinta ‘a metro’, riducendo così la realizzazione artistica a  mero procedimento seriale e tentando di sovvertire i modelli prestabiliti per la produzione e la distribuzione dell’arte moderna (il discorso è complesso e si lega indissolubilmente all’avventura ed alle finalità dell’Internazionale situazioni sta, movimento di cui Pinot Gallizio era stato membro fondatore).

Tuttavia, le cinque opere esposte nella sala al primo piano dedicata alla piccola mostra sono di qualche anno successive rispetto alle situazioni appena citate e si collocano a ridosso della dipartita del pittore, avvenuta nel 1964.

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I cinque dipinti visibili al pubblico (tutti del 1963), insieme al ciclo del 1962 delle Notti di cristallo (del quale fa parte la grande tela La notte barbara, di proprietà della Gam ed esposta in questa occasione per la prima volta, dopo essere stata restaurata, lungo il percorso della collezione museale) indicano uno sviluppo della pittura di Pinot Gallizio che si apre “a uno sguardo geologico e cosmico, in cui la sperimentazione materica si traduceva direttamente in invenzione pittorica” (dal comunicato stampa della mostra).

In particolare nelle cinque tele del 1963 vi è una progressiva riduzione della gamma cromatica, una rarefazione verso tonalità fredde ed un costante avvicinamento al nero. Le pennellate sono estremamente materiche, mentre i segni a spirale diventano, insieme alla rarefazione cromatica, elementi chiave degli ultimi lavori di Pinot Gallizio.

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Scendendo a piano terra, il progetto Vitrine vede protagonista un altro pittore piemontese: Manuele Cerutti. Rispetto a Pinot Gallizio, cambia decisamente la generazione: Cerutti, torinese, è classe 1976. Il suo approccio alla pittura è nettamente differente da quello del maestro di Alba: la pittura di Cerutti è fatta di calma, di riflessione e meditazione. Le sue nature morte, i cui protagonisti però non sono fiori o frutti ma piccoli oggetti che l’artista possiede, ricordano quelle di Giorgio Morandi, in particolare per i fondi neutri.

Gli oggetti sono di piccole dimensioni e vengono dipinti su tela totalmente decontestualizzati. Sono oggetti, talvolta insignificanti, che sulla tela diventano protagonisti, anche grazie alla resa plastica che l’artista conferisce ad essi rendendoli nella loro fisicità.

Il repertorio di oggettistica raffigurata va da due placchette di metallo che si sostengono a vicenda, ad un pomello di una porta affiancato ad un osso delle stesse dimensioni dalla sommità tonda, ad attrezzi vari, alla tela che si appoggia con un angolo al muro.

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In un certo senso, quelle dei due pittori piemontesi sono, se pur con grandi differenze, le due estremità di un percorso, l’inizio e la fine: da una parte c’è l’oggetto quotidiano, quasi insignificante, l’individuale, dall’altra le spirali, gli universi, i cosmi, l’universale.

Surprise: Pinot Gallizio

Vitrine: Manuele Cerutti

29 gennaio – 6 aprile 2014        

Gam  Galleria d’Arte Moderna

Via Magenta 31

Emanuele Bussolino 

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