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Fiat-Chrysler: diamo i numeri

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Fiat-Chrysler: diamo i numeri
Fiat-Chrysler: diamo i numeri

Dell’accordo fra Fiat e Chrysler molto si è detto. Molto si è polemizzato, esultato, trattato. Ipotizzato.

I sindacati e gli enti locali sperano che questa sia l’occasione di un rilancio degli stabilimenti italiani, anche se il trend (il caso Electrolux conferma) sembra andare in verso esattamente opposto.

Intanto facciamo chiarezza sulle cifre.

Chrysler pagherà a tutti i soci una cifra pari a circa 1,9 miliardi di dollari. Fiat pagherà in cash 1,75 miliardi di dollari, che il Lingotto prenderà dalla liquidità disponibile e senza un aumento di capitale che gravi sulle spalle dei soci.

Inoltre Chrysler ha siglato con il Veba (fondo sanitario Usa) un memorandum di intesa, cheprevede contributi per 700 milioni di dollari in 4 tranches.

Ed ecco i dati presentati ieri dal Lingotto:

Per quanto riguarda lo spostamento della sede legale in Olanda la decisione è dovuta alla possibilità di adottare un sistema che assegna diritti di voto doppi ai soci stabili, agevolando il mantenimento del controllo da parte di Exor,holding della famiglia Agnelli che ha circa il 30% di Fiat.

Ai segretari generali della Cisl, Raffaele Bonanni, della Uil, Luigi Angeletti e della Ugl, Giovanni Centrella, e dei sindacati metalmeccanici, che vede in serata al Lingotto, Marchionne assicura che gli impegni in Italia saranno mantenuti, ma non dà le attese indicazioni su Cassino e Mirafiori.

Il cda approva anche i conti dell’esercizio 2013, chiuso con un utile netto di 1,9 miliardi di euro, un utile di gestione a 3,4 miliardi contro i 3,8 del 2012 e i 3,6 previsti dagli analisti, mentre il fatturato cresce da 84 a 86,6 miliardi. L’indebitamento è pari a 6,6 miliardi, ma è destinato a salire fra 9,8 e 10,3 miliardi a fine 2014 per l’acquisizione del 41,5% di Chrysler dal fondo Veba.

Per conservare la liquidità agli azionisti non sarà distribuito dividendo, una decisione che con i dati al di sotto delle attese fa perdere al titolo, sospeso per eccesso di volatilità e poi rientrato alle contrattazioni, il 4,11% a 7,23 euro.

E’ Chrysler, che vara un’operazione di rifinanziamento per 4,7 miliardi di dollari per rimborsare integralmente il prestito obbligazionario non convertibile emesso a favore del Veba trust il 10 giugno 2009, a registrare anche nel 2013 la maggior parte dei profitti: oltre 3 miliardi di utile della gestione ordinaria e ricavi in crescita del 10% a 72 miliardi di dollari.

Diminuiscono le perdite del gruppo in Europa (da 737 a 520 milioni), cala l’utile operativo in America Latina.

Positivi i riscontri per la strategia premium del gruppo: Maserati in particolare consegna 15.400 vetture (+148%) e chiude con ricavi pari a 1,65 miliardi, più che raddoppiati.

A Torino, dove la Fiat ha sempre avuto sede nei suoi 115 anni di vita, le decisioni assunte dal cda suscitano preoccupazione senza un eccessivo allarme. “Adesso mi auguro che il bravo capitano sia anche coraggioso, e faccia subito ripartire Mirafiori”, afferma il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, mentre per il sindaco di Torino, Piero Fassino, “la sede fiscale a Londra o la sede legale in Olanda non corrispondono ad alcun investimento produttivo del gruppo in quei Paesi. Quel che conta è che siano confermate le scelte di investimento e, in particolare, che Torino e l’Italia continuino a essere l’headquarter europeo del gruppo”.

 

Andrea Besenzoni

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