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Platti, quando la storia si rinnova

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Oggi andiamo a riscoprire un altro dei caffè storici torinesi che proprio questa settimana ha rilanciato la sua ristorazione, destando stupore. “Andiamo da Platti” per le famiglie torinesi è un po’ come dire: “oggi ci concediamo un  regalo”. Non si entra per caso, come se fosse un bar qualunque: ci si pensa, lo si sceglie, magari seguendo un bisogno particolare. Del tipo: “Oggi mi regalo una colazione speciale , una coccola, un vizio”. Quando scegli di andare da Platti lo fai con consapevolezza. La sala è regale e sontuosa, i lampadari intimoriscono, i baristi indossano giacche bianche e inamidate, gli stucchi sono un piacere per gli occhi: un bancone di legno che espone brioches di ogni sorta, il caffè ottimo, la scelta variegata di paste, dolci e tortine e tramezzini sono solo alcuni degli aspetti che fanno da cornice alla tua colazione. Questa settimana però è successo qualcosa di diverso.

Platti nasce nel 1870 all’angolo fra Corso Vittorio Emanuele II e Corso Re Umberto, e apre i battenti come liquoreria, successivamente denominata “Caffè Platti” da Ernesto e Pietro Platti. Nel 2003 entra a far parte della prestigiosa associazione dei Locali Storici d’Italia e il 22 e il 23 gennaio il caffè Platti ha aperto una nuova pagina anche come Atelier del Gusto della ristorazione italiana, ospitando un susseguirsi di chef emergenti da tutta Italia e di cene dedicate a loro.



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Si apre la stagione con Luigi Lionetti, executive chef della più qualificata tradizione gastronomica campana: questa settimana ho avuto la fortuna di assaggiare i piatti da lui preparati per l’occasione. Protagonista indiscusso: il pesce. Dal polpo al baccalà su una leggera mousse di ricotta di bufala passando per il branzino con verdure e la sua clorofilla. Per continuare con ravioli capresi che hanno tenuto testa ai plin piemontesi. E per finire il babà della antica tradizione campana lievitato 5 ore e per tre volte. La generosità del menù ha soddisfatto tutti gli invitati. Dagli antipasti ricchi di passaggi di “cuoppo” e pizza fritta sino ai dessert tipici come i bomboloni caldi che ti rincorrevano quando già eri già in procinto di uscire dal locale. Limoncello in omaggio e piattini di mandorle caramellate in chiusura. Difficilmente dico: “basta”, devo dire che l’abbondanza e il calore da cui siamo stati accolti ha tutti richiamato l’amata cucina del sud.

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“Perché proprio la gastronomia campana per iniziare?”, chiediamo ad Antonella Bentivoglio D’Afflitto che ha aiutato ad organizzare la serata. “Perché la cucina del sud è emozionale e fa presa nel cuore delle persone, ci sembrava un buon  modo di inaugurare”, risponde lei. Come dire, un evento che parla alla pancia più che alla testa? Con la mia ha comunicato benissimo.

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Per il prossimo mese non perdetevi la Basilicata e la cucina di Matera, e nel frattempo andate a curiosare nella nuova ristorazione del caffè Platti. Colazione collaudata, pranzi accessibili alla carta o gran buffet e un brunch di tutto rispetto per la domenica, in un luogo pregno di storia ed eleganza in cui tutti i sensi vengono saziati. Il Buon Gusto sembra la parola d’ordine.

Valeria Saracco

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