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Torino: benvenuto termovalorizzatore del Gerbido?

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Favorevole o contrario? Sotto la scure del cittadino questa volta troviamo il termovalorizzatore di Torino Gerbido, posto in Via Paolo Gorini 50, con tutte le manifestazioni e le preoccupazioni dei residenti sulla sicurezza ambientale da esso minacciata.

All’opposizione c’è invece chi l’impianto lo conosce bene e lo ritiene un mezzo sicuro per lo smaltimento dei rifiuti.

Mole24 lo ha visitato in prima persona, per chiarire i dubbi sulle questioni più dibattute e cercare di raccontare cos’è e a cosa serve davvero un termovalorizzatore al Gerbido.

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Gli inquinanti del termovalizzatore del Gerbido

Partiamo subito dalla zona rossa del discorso: inquina, non inquina? E le scorie dove finiscono? Inoltre, il continuo fumo che si vede dal camino blu e dai caminetti più bassi, da cosa è composto?

Per quanto riguarda il fattore inquinamento, come ogni cosa, automobili o riscaldamento di casa ad esempio, anche il termovalorizzatore ha delle emissioni, ma certamente, essendo tra i primi dieci al mondo per innovazione e smaltimento, di misura nettamente inferiore in confronto ai primi inceneritori costruiti ormai decine di anni fa.

Allora mancavano del tutto gli attuali controlli e i diversi filtri per assorbire gli agenti inquinanti, mentre ora una normativa europea apposita che obbliga ad una forma di recupero energetico, prima del conferimento dei rifiuti in discarica.

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Sotto la voce scorie invece, residui consistenti nel 21% del materiale usato nell’intero anno, c’è la raccolta degli scarti che avviene durante il processo che dalla camera di combustione arriva all’ultimo filtro. In un secondo momento le scorie vengono prelevate da alcune aziende incaricate, regolarmente vincitrici dell’appalto promosso da TRM, per essere sottoposte a inertizzazione e a possibile recupero.

Per i fumi invece, le norme consentono di rilasciarli dal camino blu nell’ambiente, dopo averli depurati e raffreddati. Inoltre, costantemente sotto controllo dell’ARPA, la centrale può emettere una quantità di inquinanti contenuti nei fumi di massimo la metà dei valori imposti dalla legge.

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Qui, il link con i valori aggiornati giornalmente sugli inquinati emessi in atmosfera.

Anche i residui dei fumi raccolti dall’elettrofiltro e dal filtro a maniche, rispettivamente le ceneri leggere e i Prodotti Sodici Residui, subiscono lo stesso processo delle già citate scorie. Non bisogna invece allarmarsi per il fumo che si vede uscire, esiguo in estate e copioso in inverno per l’effetto condensa, dai camini che ricordano i reattori delle centrali nucleari. Quello che si vede è il vapore a bassa pressione che non poteva essere usato per far girare la turbina utilizzata dalla rete del teleriscaldamento di Torino.

Produzione energetica

Collegandosi al discorso di cui sopra, mentre il termovalorizzatore  smaltisce la stragrande maggioranza dei rifiuti della provincia di Torino, 421mila tonnellate sulle 550mila  annuali, può lavorare in assetto solo elettrico o cogenerativo (elettrico e termico).

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Nel primo caso può produrre 350mila MWh di energia elettrica, corrispondente al fabbisogno di 175mila famiglie composte da tre persone. Nel secondo caso invece 170mila MWh di energia termica pari all’alimentazione di 17.000 case da 100mq  e 320mila MWh di energia elettrica per 160mila unità abitative. Con l’energia derivante dalla combustione dei rifiuti, inoltre, si ha un risparmio di 70mila tonnellate all’anno di combustibile.

Questa funzione aggiunta, cioè l’essere anche generatore d’energia, dà la possibilità al termovalorizzatore di auto-alimentarsi e al contempo immettere energia elettrica nella rete municipale.

No alla discarica

Un ulteriore vantaggio del termovalorizzare sta nel far risparmiare spazio fisico, spazio che altrimenti i rifiuti non recuperabili o quelli che non possono più subire il processo di riciclaggio occuperebbero giocoforza. Un prospetto per quanto riguarda Torino evidenzia difatti, in un arco temporale di 30 anni, un risparmio di 10 milioni di tonnellate di rifiuti in discarica. Calcolando che il processo al quale vengono sottoposti i rifiuti li sottopone ad una riduzione del 85% in termini di volume e del 75% per quanto riguarda il peso, i conti sono presto fatti.

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Insomma, non solo Torino va in controtendenza con le altre città italiane, bensì si pone al fianco dei paesi più all’avanguardia (qui alcuni esempi) adottando un sistema integrato di gestione dei rifiuti incentrato sulla dismissione del sistema discarica attraverso il complemento di due attività inseparabili: raccolta differenziata e termovalorizzazione.

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Damiano Grilli

 



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