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Torino, la contraccezione e la “Pillola”

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Per molti anni i dubbi in materia di contraccezione delle giovani ragazze italiane hanno trovato risposta sulle pagine del settimanale Cioè.

C’è poco da stupirsi, soprattutto se si considera che l’Italia è una delle poche nazioni che non prevede un corso di Educazione Sessuale all’interno dei propri programmi scolastici. Oggi le cose sono considerevolmente cambiate: il sito della Società Italiana della Contraccezione (http://www.sicontraccezione.it) riferisce che circa il 44% dei giovani ricorre al web per cercare informazioni e risposte sul tema della sessualità, un dato che emerge da un recente studio pubblicato sulla rivista Sexologies.

anticoncez

L’InformaGiovani della città di Torino fornisce, all’interno della propria banca dati, una serie di schede orientative legate a questo tema (http://bancadati.informagiovanipiemonte.it/): contraccezione, malattie a trasmissione sessuale, ma anche omosessualità e transessualità, senza dimenticare un focus sulle funzioni dei consultori familiari e sulla loro ubicazione sul territorio. E’ di pochi anni fa la lodevole iniziativa del Gruppo di lavoro Osservatorio Salute Donna della Consulta femminile comunale torinese dal titolo “Io, donna, voglio una vita serena e in salute”, sfociata in un opuscolo consegnato alle 3.500 giovani torinesi diventate maggiorenni nel 2010.

RU486

Nella pubblicazione si legge che, secondo ginecologi e medici di famiglia, soltanto lo 0,3% delle ragazze italiane con meno di 19 anni dispone di una buona educazione sessuale e ben il 35 % di loro dichiara di non usare alcun anticoncezionale. Proprio dai dati Istat del 2010 emerge che il contraccettivo più utilizzato è il preservativo, mentre soltanto il 16,2% delle donne italiane si affida alla cosiddetta “pillola”, a fronte di una media europea che si assesta sul 30%. Il picco più alto è della Sardegna con il 30,3%, quello più basso la Campania con 7,2%; il Piemonte invece si colloca ad un livello leggermente superiore alla media nazionale con un 18,8%. Sono numeri che risentono in parte dei luoghi comuni e della disinformazione, ma anche e soprattutto delle ragioni di stampo etico e religioso.

A questo proposito molti ricorderanno i feroci dibattiti sulla pillola RU-486, farmaco per l’aborto chimico (da non confondere con la cosiddetta “pillola del giorno dopo”) che nel 2005 fu oggetto di un programma di sperimentazione presso l’ospedale torinese Sant’Anna ad opera del ginecologo Silvio Viale. La sperimentazione fu sospesa nel 2006 in seguito ad un’indagine della magistratura, per sospetta violazione della legge 194. La pillola RU-486 entrò nell’elenco dei farmaci utilizzabili in Italia soltanto nel dicembre del 2009 dopo di un iter molto travagliato.

Edoardo Ghiglieno

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