Home Arte Quando le automobili diventano quadri…

Quando le automobili diventano quadri…

203
SHARE
Quando le automobili diventano quadri…
Quando le automobili diventano quadri…
Tempo di lettura: 2 minuti

Una vecchia Fiat 500 appesa ad una parete come fosse un quadro di Fontana… Fantascienza?

Non alla Pinacoteca Agnelli.

Basta un designer creativo, delle presse potenti e una vecchia, cara 500 abbandonata ed inutilizzata ed il gioco è fatto!

Il designer di cui stiamo parlando è Ron Arad (Tel Aviv, 1951), al quale la Pinacoteca Agnelli dedica una personale dal titolo In Reverse, visitabile dal 20 dicembre 2013 al 30 marzo 2014.

Arad negli anni Ottanta fonda uno studio di design dal nome One Off, seguito da un altro studio di design e architettura, Ron Arad Associates. Per anni sperimenta le proprietà del metallo, saldando e martellando acciaio di scarto per creare oggetti fatti a mano. Nei Novanta sperimenta tecniche più avanzate ed inizia ad applicare processi distruttivi per rendere unici prodotti nati in serie.


IMG_2906

Questo il concetto e la filosofia che sta alla base delle opere esposte alla Pinacoteca Agnelli: un oggetto seriale, che ha perso la funzione per cui è stato creato, può, grazie a mani esperte, rinascere e vivere una seconda vita assolvendo tutt’altre funzioni. Inoltre, in questo modo può acquistare grande valore dal momento in cui, da prodotto in serie, diventa pezzo unico.

IMG_2900

La tecnica utilizzata da Arad per dare nuova vita ad oggetti in metallo inutilizzati è quella della compressione. È vero, non è una novità: negli anni Sessanta questo processo era diventato il marchio di fabbrica di un artista francese esponente del Nouveau Réalisme, César Baldaccini (più noto semplicemente come César), ed un decennio prima l’assemblaggio e la lavorazione di parti metalliche di automobili era stato utilizzato dall’americano John Chamberlain per creare sculture astratte.

Correlato:  "Artissima 2016" successo da 50mila visite all'Oval

Tuttavia, nel caso di Arad, la compressione delle autovetture non è finalizzata alla creazione di sculture, come per i due artisti appena citati, bensì a quella di veri e propri quadri da appendere a parete: la nostra 500 diventa quasi (non totalmente, ovviamente) bidimensionale. Inoltre, il designer israeliano non ha intenzione di snaturare completamente l’oggetto che utilizza rendendolo irriconoscibile: al contrario, la volontà è quella di rendere onore alla sua vita precedente. Questo vale per i piccoli bidoni della spazzatura così come per le sedie e per la nostra 500.

In un video in esposizione (dura circa 13 minuti, ma consiglio vivamente, dato che la mostra si visita velocemente, di guardarlo tutto) lo stesso Arad racconta i vari passaggi del processo che ha portato alla realizzazione delle compressioni delle nove 500, dall’idea originaria (una 500 di proprietà del designer inutilizzata da molti anni) all’opera conclusa. In particolare, dal racconto traspare la difficoltà nella realizzazione concreta della compressione delle autovetture e nel trovare un luogo adatto nel quale utilizzare presse estremamente potenti.

IMG_2917

Gli esperimenti fisici sulla compressione delle carrozzerie, infine, sono accompagnati da simulazioni digitali (affascinante il video Slow Outburst del 2013).

Una mostra da non perdere per i cultori dell’arte, del design, del vintage e per chi, almeno una volta nella propria vita, ha pensato, invece del solito quadro, di appendere alla parete del proprio salotto un’autovettura.

Correlato:  Alberto Pasini alla Fondazione Accorsi: un angolo di oriente “alla sabauda”.

In Reverse: Ron Arad

20 dicembre 2013 – 30 marzo 2014

Pinacoteca Agnelli

Lingotto

Via Nizza 230/103, Torino

Emanuele Bussolino

 



Commenti

SHARE