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Toro: un punto per riprendere il cammino

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Bello il sole su Torino a mezzogiorno e mezza. Bello l’affetto fra le tifoserie granata e viola. Bello, tutto sommato, anche lo 0-0 fra Toro e Fiorentina, soprattutto in alcune fasi della ripresa quando, con le squadre leggermente più lunghe, ci sono stati parecchi capovolgimenti di fronte.

Il risultato è la logica conseguenza dei problemi di infermeria che patiscono i due attacchi. Non basta, alla Fiorentina, una manovra brillante a centrocampo, guidato dal solito, immenso, Borja Valero, né sono sufficienti le sgroppate degli esterni, quando Rossi sta facendo compagnia a Gomez con le ossa rotte e Ilicic non riesce a interpretare al meglio il ruolo di jolly offensivo. Al tempo stesso, se a fianco del devastante Cerci non c’è Immobile, per quanto i granata siano letali nel ripartire, le possibilità di buttarla dentro sono esigue.

Borja Valero
Borja Valero

Il Toro ha risposto bene alla sconfitta maturata a Parma, con tanta abnegazione in difesa affiancata dalla voglia di far male di rimessa appena possibile. Nonostante l’evidente gap in mezzo nei confronti dei gigliati, alla fine, il conto delle occasioni clamorose fallite sorride ai granata, soprattutto per quanto costruito nel secondo tempo. La Fiorentina, dal canto suo, ha tenuto di più la sfera, ma, come detto, non si vive di solo fraseggio.

La gara positiva, salvo un paio di scricchiolii, della retroguardia di Ventura, ha come assoluti protagonisti Darmian, sempre più bravo e raramente battuto negli uno contro uno, e Glik, che dimentica la grigia parentesi amauriana e arriva ovunque, anche su avversari a lui non congeniali come Cuadrado. Moretti, salvo un’incertezza sullo stesso colombiano, è il solito sei e mezzo politico, mentre Maksimovic deve imparare a non prendersi troppe confidenze e Pasquale conferma qualche amnesia difensiva.

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Matteo Darmian
Matteo Darmian

In mezzo Basha e Gazzi abbaiano grintosi, ma il fulcro rimane Farnerud. Latita lui e la manovra s’ingolfa, ma quando inizia a scaldare il motore, come dal 46’, tutto è più fluido, grazie anche all’imprevedibilità dei suoi inserimenti. Inserimenti che uno sciagurato Barreto non ha premiato, al termine di un contrattacco partito molto bene, col brasiliano che ignora il centrocampista meglio posizionato sulla sua sinistra per lanciare Cerci. L’ex udinese rimane oggetto misterioso: momenti di assenza dal gioco, tecnica raramente messa in mostra e incisività scarsissima in avanti, tanto che Cerci finisce col giocare (bene) da solo, in un continuo crescendo una volta che Roncaglia, messo sulle sue tracce da un intelligente Montella, ha iniziato ad andare in debito d’ossigeno.

montella-fiorentina
Vincenzo Montella

Il Toro chiude un girone d’andata più che dignitoso con l’ottimo bottino di 26 punti e la consapevolezza di potersela giocare con tutti, soprattutto fra le mura amiche. Ora arrivano due partite fondamentali, contro Sassuolo e Atalanta, che potrebbero sancire una salvezza di fatto, seppur non matematica, in caso di un bottino pieno sulla carta realistico, sebbene non semplice. Servirà il miglior Toro, con testa e cuore collegati, con il rientro degli infortunati e, perché no, con una mano dal mercato, perché, in attesa di Tachtsidis, un terzino e una terza punta affidabile iniziano a mancare. E chissà che, in questo girone di ritorno, ci sia la possibilità di puntare più forte su Bellomo, i cui piedi educati, se non relegati a limitati spezzoni, potrebbero dare quel dinamismo che, talvolta, manca alla manovra.

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Francesco Bugnone



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