Home Cronaca di Torino La ruota panoramica a Torino, tra speranze e disillusioni

La ruota panoramica a Torino, tra speranze e disillusioni

112
SHARE

Si fa, non si fa, si sogna, non s’ha da fare.

Continua la telenovela per dotare anche Torino, dopo altre importanti capitali europee, di una ruota panoramica, querelle che continua da anni tra progetti abbozzati, location ipotetiche e una divisione tra pro e contro anche tra gli stessi torinesi.

Con l’inizio del 2014 sembrava ormai cosa fatta.

C’era l’approvazione della giunta Fassino, c’era una destinazione ben definita, il piazzale tra Torino Esposizioni e Natale in Giostra, anche se temporanea (solo per tre anni, poi il trasloco a Italia ’61, di fianco al laghetto dell’ex monorotaia), c’era l’azienda costruttrice, la Wheels of Excellence di Fulvio Pelucchi, uomo cardine della fondazione di Gardaland e disposto, insieme all’Agis, a sobbarcarsi i 10 milioni di euro di spesa, e c’erano addirittura le misure della ruota: alta 60 metri, un raggio di 35, 30 gondole da 8 posti l’una, lo stesso identico modello di quella che da anni fa bella mostra di sé in Place de la Concorde a Parigi.

La ruota panoramica di Parigi

C’era, perchè poi è arrivata la smentita di Luca Rinaldi, a capo della Soprintendenza ai beni architettonici di Torino.

“Non abbiamo dato ancora nessun benestare all’opera, anche perchè non ci è ancora stata presentata nessuna richiesta”. Gelo su chi da anni propone l’idea della ruota come forte ausilio al turismo cittadino, tornano invece i sorrisi sulle facce degli scontenti, coloro che temono l’abbruttimento del paesaggio verde e storico del borgo medievale.

La storica ruota al prater di Vienna
La storica ruota al prater di Vienna

Rinaldi rincara poi la dose: “Ho comunque forti dubbi che l’autorizzazione possa essere concessa, dato che la collocazione è molto infelice e lo spazio tra il monumento e il Giardino Roccioso è assai limitato, in diretto rapporto inoltre con il Borgo Medievale. Non si deve infatti considerare solo la ruota panoramica, alta comunque come un palazzo di venti piani: ci sono le strutture connesse, recinzioni, chioschi, biglietterie, servizi, percorsi pedonali e carrabili, che non possono essere realizzate senza una pesante alterazione dei luoghi”.

Il “London Eye”

Resta quindi tutto in sospeso, in attesa che un progetto venga innanzitutto presentato; poi ci sarà tempo per discuterne nelle sedi opportune e valutarne i pro e i contro. Perchè Torino, anche senza il suffisso “eye” (che contraddistingue le città con una ruota da cui osservare il panorama), è bella a prescindere.

Marco Parella

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here