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Rifugiati a Torino: situazione e progetti per il futuro

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Più di cinquecento vite. È questo il numero di rifugiati politici che Torino riesce ad accogliere ogni anno, numero che il Comune ha l’intenzione di aumentare del 10% al più presto. Torino ha ideato il progetto Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che sopravvive grazie ai finanziamenti del ministero dell’Interno e a cooperative come Esserci e Progetto Tenda.

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Queste due associazioni gestiscono la Casa del Mondo Unito, una residenza della Circoscrizione 10 che ospita attualmente un centinaio di stranieri (provenienti soprattutto dal continente africano), tutti fuggiti da zone di guerra o da persecuzioni. Ciascuno di loro deve sottoporsi all’esame della Commissione territoriale prefettizia, che valuta lo status di rifugiato. In tutto, ogni anno le persone che accedono a un programma di protezione a Torino sono più di un migliaio. Si tratta di progetti che durano sei o dodici mesi, durante i quali gli ospiti della Casa del Mondo Unito possono seguire corsi di alfabetizzazione e arrivare al conseguimento della licenza media e proseguendo poi con percorsi formativi anche a livello professionale. Chi richiede lo status di rifugiato nella maggioranza dei casi sa che potrebbe non rivedere mai più la sua patria: per questo, si tratta di persone pronte ad avviare un percorso che le porti ad inserirsi in un nuovo contesto.

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Torino ha sempre fatto più del possibile per i rifugiati, tanti che oltre alla Casa del Mondo Unito ci sono altre piccole comunità e alloggi che accolgono i rifugiati favorendo la loro integrazione nel tessuto sociale. L’amministrazione comunale favorisce in particolare progetti che avvicinano gli stranieri a settori come l’agricoltura e l’artigianato. Negli ultimi giorni, il Governo ha aumentato da tremila a ben 16mila i posti disponibili per i rifugiati in tutta la penisola. Il progetto di Torino dovrebbe riuscire ad accogliere almeno 564 rifugiati ogni anno entro il 2016, contro i 540 (di cui 20 minori) attuali. L’arcivescovo Nosiglia, che ha visitato pochi giorni fa la casa di Via Negarville, ha assicurato anche l’appoggio della diocesi in favore dei rifugiati che hanno cercato protezione sotto la Mole.

Giulia Ongaro

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