Home Cronaca di Torino Fiat-Chrysler: eldorado o delocalizzazione?

Fiat-Chrysler: eldorado o delocalizzazione?

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Fiat-Chrysler: diamo i numeri
Fiat-Chrysler: diamo i numeri

“Un mondiale vinto”. “Non è vero, non è Fiat ad avere rilevato Chrysler, semmai il contrario”. Come sempre, quando accadono eventi economico-aziendali di tale portata, la ridda delle interpretazioni è la più disparata.

Intanto partiamo dai fatti. Sei giorni fa il Lingotto ha completato una scalata, iniziata nel 2009, al marchio americano, arrivando a detenere il 100% di uno dei loghi leggendari a stelle e strisce: la Chrysler.

Un’operazione conclusa con un esborso che si aggirerà attorno ai 3 miliardi e mezzo di dollari, e il tutto, udite udite, senza richiedere ai soci di Fiat e Exor un’aumento di capitale. «Il lavoro, l’impegno e i risultati raggiunti da Chrysler negli ultimi quattro anni e mezzo sono qualcosa di eccezionale», sono state le parole di John Elkann.

La soddisfazione, oltre che dagli ambienti Fiat e da quelli istituzionali locali (Comune e Regione) è trapelata anche dalle dichiarazioni dei sindacati: «L’accordo siglato in queste ore consentirà di procedere alla fusione e integrazione tra Fiat e Chrysler – le parole del segretario nazionale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano – rendendo disponibili ulteriori risorse finanziarie utili per rilanciare tutti gli stabilimenti del Gruppo, con prospettive maggiormente positive per i lavoratori. Ora è indispensabile in tempi brevi procedere ad investire, come annunciato, negli stabilimenti italiani a partire da Mirafiori e Cassino».

Anteprima della nuova Cherokee
Anteprima della nuova Cherokee

Da più parti, però, trapela un pensiero fosco: non sarà che questo accordo proceda ulteriormente in direzione di una delocalizzazione e di uno svuotamento della produzione italiana (e ovviamente in particolare torinese)?

Il dubbio c’è, ovviamente. Va anche segnalato un dato importante: Jeep ha fatto siglare lo scorso anno un record di vendite (731.565 veicoli con un incremento del 4% sul dato precedente), e gli analisti concordano sul fatto che è proprio il ramo stelle e strisce del Gruppo che, con i suoi numeri, ha permesso al bilancio del Lingotto di chiudere in attivo l’ultimo bilancio. Ergo: non sono i prodotti italiani nè le vendite italiane nè le automobili prodotte in Italia a tirare la carretta.

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E gli scettici si chiedono: ma non sarà questa l’opportunità buona per delocalizzare ancora la produzione di vetture? Dall’altra parte, è anche vero che proprio la Jeep, la vettura da record 2013, è realizzata a Melfi: in molti, sindacati compresi, sperano che quindi l’acquisizione totale di un marchio come Chrysler e il fatto che fiat diventi un Brand globale permetta di tirare una boccata d’ossigeno anche agli stabilimenti italiani, fra cui, ovviamente, Mirafiori.

Andrea Besenzoni

                                           

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