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Anno nuovo, brutto Toro

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anno nuovo, brutto Toro, Parma 3 Torino 1 serie A Tim 1
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Nella stagione in cui sono caduti tabù pesanti (la vittorie a Bologna e a Udine dopo innumerevoli stagioni, l’emorragia di sconfitte interne consecutive contro l’Inter finalmente interrotta), iniziava a crescere la convinzione di poterne far saltare ben quattro in una volta sola: fare risultato a Parma dopo dodici anni, ritrovare i tre punti dopo la sosta natalizia (in A il successo dopo panettone e zamponi manca dal ’95, in assoluto dal 2005, con Cairo non è mai accuduto), non subire gol da Amauri, che quando vede granata impazzisce, far sì che Ventura trovasse la prima vittoria contro Donadoni.

E dire che, in avvio, le cose sembravano mettersi bene, proseguendo lo splendido discorso dicembrino: al 21’, dopo un inizio equilibrato, il rodato 3-5-2 granata andava in gol. Cerci, da destra, premia la sovrapposizione di Darmian, sul cui centro basso Immobile realizza da distanza ravvicinata. Pochi istanti dopo, un contropiede da manuale porta Cerci a smarcare ancora Immobile che fallisce il colpo del ko calciando in curva.

Poi, all’improvviso, tutto cambia e per il migliaio di tifosi granata che riempiono il settore ospiti e cantano senza soste, arriva il temuto carbone che li ributta all’incubo vissuto l’anno scorso. Al 34’, dopo un probabile intervento falloso a centrocampo di Acquah su Cerci, il Parma riparte e Marchionni, pescato da un perfetto centro dal fondo di Cassani, trova il suo primo gol stagionale.

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Un minuto e Amauri, complice un pallone perso sciaguratamente da Vives, timbra una clamorosa traversa. Infine, allo scadere della frazione, Alessandro Lucarelli trova un incredibile gol di tacco, sugli sviluppi di un corner. Seppur con Cassano, in polemica col pubblico, in panchina, seppur con la difesa rimaneggiata, i ducali hanno ribaltato tutto. Il Toro, però, torna negli spogliatoi consapevole di poterla raddrizzare, vista l’autorevolezza mostrata nella parta centrale della frazione.

Poi, nell’intervallo, capita quello di cui si parlerà più della partita stessa. Cerci e Immobile che, seppur in giornata non brillantissima, una rete e un paio di pericoli li avevano creati, rimangono negli spogliatoi e, al loro posto, Barreto e Meggiorini diventa la coppia offensiva per la rimonta. Decisione che fa scalpore e, come da protocollo, innesca tante ipotesi: uno screzio pesante nell’intervallo, un segnale di Ventura alla società e chi più ne ha più ne metta.

La versione del tecnico sul “Mistero dello Spogliatoio” è Immobile out per un problema fisico, Cerci per scelta tecnica. Basandomi su queste parole, azzardo un parere personale: rinunciare immediatamente a Cerci, soprattutto perché si è già costretti a farlo col suo compagno di reparto, nonostante una gara non al top è un errore, soprattutto perché le alternative, dati alla mano, danno, come purtroppo dimostrato successivamente, scarsa affidabilità. Altro discorso sarebbe stato toglierlo dopo un altro quarto d’ora deludente.

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Col nuovo attacco, purtroppo, il Torino non riesce a rendersi pericoloso, se non su uno schema di punizione ben congegnato da Farnerud e non finalizzato da Meggiorini prima e da Maksimovic poi. Gli altri pericoli granata (grosse occasioni sprecate ancora da “Meggio” e, soprattutto, da Basha, entrambi su assist di Barreto) arrivano quando manca pochissimo e i gol da recuperare sono due. Sì, perché, nel frattempo, Amauri trova la prima gioia stagionale al 71’, vincendo di forza il duello con Glik, e si spera che prima o poi l’oriundo trovi il tempo per offrire un caffè a qualche tifoso granata, vista l’importanza del Toro nell’economia della sua carriera.

Anno iniziato male e Befana amara per il Toro, alla vigilia di un mercato di riparazione che vedrà, probabilmente, partire D’Ambrosio, in attesa di un paio di tasselli per fare il salto di qualità (centocampista e terzino?). Non si deve, però, buttar via tutto quello che si è visto al “Tardini”: Darmian è piaciuto molto, Farnerud si è confermato affidabile, così come Moretti e, pur in calando rispetto al match col Chievo, lo stesso si potrebbe dire di Basha. Conferma, invece, il trend negativo Pasquale, mentre Glik riscopre qualche incertezza e Vives disputa un match con troppe amnesie.

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Il piazzamento rimane lusinghiero, la distanza sulla zona calda confortante, ma il momento è, comunque, delicato. Bisogna mantenere i nervi saldi per far sì che Parma rimanga un incidente di percorso, soprattutto dal punto di vista caratteriale (pressochè nulla la reazione agli schiaffi avversari). Bisogna gestire al meglio qualsiasi cosa accaduta negli spogliatoi, per non scivolare in un’isteria deleteria.

Bisogna rimettersi in carreggiata già contro la Fiorentina, che, domenica, salirà a Torino con uno stato d’animo particolare per l’infortunio a Giuseppe Rossi (a proposito: in bocca al lupo di cuore a quella che, attualmente, è la più bella espressione del calcio italiano). Bisogna essere consci che, forse, quattro tabù da sfatare in un colpo solo erano troppi, ma il campionato può e dev’essere ancora buono, come ha dimostrato l’imperiosa conclusione del 2013. Sperando di non dover cercare di risolvere altri “Misteri dello Spogliatoio”.

Francesco Bugnone

                                           

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