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Un buon proposito culinario per il 2014: riscoprire il Vermouth

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Un buon proposito culinario per il 2014: riscoprire il Vermouth
Un buon proposito culinario per il 2014: riscoprire il Vermouth
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Siamo agli albori del 2014 e dovremmo rilanciare e scrivere nuovi propositi: se partissimo da tradizioni perse da riscoprire, sarebbe un buon inizio.

Se vi parlo di Spritz cosa vi sovviene nei pensieri. Venezia? E se vi parlo di Pastis forse il porto di Marsiglia? Oppure l’Ugo per i più girovaghi, ed ecco che si pensa al Trentino. Perchè non far ritornare nelle nostre abitudini torinesi l’aperitivo, ma con un sapore di storia, come il Vermouth? Non sarebbe bello bere un vermouth al di là dell’Oceano e pensare alla nostra Torino, ai palazzi barocchi, la Mole Antonelliana  e le grandi piazze sul  fiume?

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Scandire con rituali le giornate ci regala quella sicurezza e quel momento di svago di cui tutti abbiamo bisogno. Dopo il bicerin per momenti intimisti per capodanno, lasciamoci andare al “Vermouttino” (vermouth, soda, ghiaccio e una flambata di olio essenziale di pompelmo), drink a cui quattro baldi giovani hanno dato vita con l’apertura di un laboratorio artigianale e mescita del Vermotuh Anselmo, un marchio antico e storico ma da vivere ai giorni nostri, proprio a San Salvario in Via Belfiore, quartiere della movida.

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La ricetta originale è sempre quella Del Moscato Canelli, insieme a nuove tendenze meditative, miscelato con erbe delle comunità cuneesi.

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Nel locale però si entra anche all’ora dell’aperitivo, si cena e si passa il dopocena. Lo chef, una giovane donna che porta con sé le più disparate esperienze in giro per l’Europa, è preparata e propone accostamenti interessanti. Si inizia dal Vermouth e si passa agli gnocchetti con melograno e Castelmagno. Oppure la scottata di Tonno con carciofi o ancora una passata di Barbabietola rossa con ricotta: il tutto in un ambiente anni 30, con luci soffuse, buona musica e atmosfera intrigante.

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Fortunatamente qualcuno si è appassionato alla storia del Vermouth, una volta ritrovato il marchio abbandonato e recuperato la ricetta storica a base di 30 erbe, da sempre simbolo della città e proprio per questo inserito nell’elenco ufficiale dei PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali. Nel 1884 Carlo Anselmo aprì la prima vera fabbrica di vermouth a Barriera del Martinetto, dopo aver avviato il laboratorio di sperimentazione di miscele ed erbe in via Mazzini 37.

Siamo nel 2014 dopo ben due secoli esatti facciamola diventare la nostra tradizione torinese.“Torino ha l’ora del vermut, l’ora in cui la sua faccia si colora e il suo sangue circola più rapido e più caldo. Allora le scuole riversano per le strade nuvoli di ragazzi, dagli opifici escono turbe di operai, i tranvai passano stipati di gente, gli equipaggi s’inseguono, le botteghe dei liquoristi s’affollano”(E. De Amicis ).

Uno dei propositi potrebbe essere continuare, invece solo che inventare, o Mia Torino?

Valeria Saracco

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