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Quando anche il distributore diventa sano

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Quando anche il distributore diventa sano Torino
Quando anche il distributore diventa sano Torino

Negli ultimi anni l’allarme obesità ha destato preoccupazioni anche in Italia, anche se nell’immaginario collettivo è un fenomeno ancora straniero, legato a paesi ricchi di catene di fast food come per esempio gli Stati Uniti. Secondo i dati del progetto “Okkio alla Salute”, lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità, circa il 33% degli italiani è sovrappeso, in pratica circa una persona su tre. Ovviamente le cause sono molteplici e, anche se la predisposizione genetica incide sulle possibilità di essere sovrappeso, molto si può fare adottando uno stile di vita e un’alimentazione adeguati.

Questo, però, è sempre più difficile considerando i ritmi quotidiani a cui siamo sottoposti, che non sempre ci consentono di fare dei pasti adeguati nell’arco della giornata, portandoci a fare affidamento a snack e panini che possono comodamente essere mangiati seduti alla scrivania.

È proprio questo tipo di alimentazione che, unito ad una vita sedentaria, favorisce l’aumento di peso. Da studentessa, riconosco quanto sia a volte scomodo provare a mangiare sano. Tra panini ipercalorici offerti dai bar e orari che non sempre permettono di sfruttare la mensa universitaria, l’alternativa più economica e salutare è il pranzo portato da casa. Nonostante possa essere un’abitudine desiderabile per tutti quelli che non possono tornare a casa a mangiare, non sembra essere particolarmente incoraggiata, data la mancanza di un posto dove poter pranzare che non sia la panchina di un corridoio e dove, eventualmente, poter scaldare il cibo.

Quando anche il distributore diventa sano Torino
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Quando poi le lezioni si susseguono da mattina a sera non-stop, i distributori automatici sembrano i migliori amici dello studente, pieni di cose buone che per un attimo risollevano il morale, anche se molto lontane dall’essere sane. Cosa fare quindi quando, affamati, non vogliamo cedere alla tentazione di una barretta al cioccolato o di un pacchetto di patatine? In ambiente universitario sembra che l’alternativa sia costituita dai distributori di snack più leggeri, installati anche al nuovo campus Luigi Einaudi, e a Palazzo Nuovo, che si basano su prodotti per la maggioranza piemontesi. Quasi tutti a base di frutta e verdura, sembrano voler incoraggiare lo studente, a due passi dalla macchina piena di bibite e merendine, a scegliere qualcosa che dovrebbe essere più sano.

In questo caso, anche se è ovvio che nessun prodotto confezionato potrà mai eguagliare i benefici di un frutto fresco, la presenza di questi distributori potrebbe se non altro avere la funzione di presentare la frutta sotto una luce più accattivante, mostrandola come un’alternativa desiderabile a prodotti meno sani, anche quando si ha una voglia irrefrenabile di qualcosa di buono che risollevi le sorti di una brutta giornata.

Forse però, la vera rivoluzione in campo alimentare potrebbe essere quella di creare le giuste condizioni per mangiare cibi freschi, abituandoci un po’ tutti a fare meno affidamento, fin da piccoli, a pasti pronti, dando una giusta

 

Erika Guerra

 

                                           

 

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