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Torino capitale del jazz

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L’epoca del jazz in Europa e in Italia inizia nei primi anni del ‘900, quando la nuova musica sincopata proveniente dal sud America conquista il nostro continente e si diffonde nelle grandi città. Il successo del jazz in Italia arriva durante il ventennio fascista e culmina con il concerto di Luis Amstrong nel 1935, quando suona per la prima volta in Italia al Teatro Chiarella di Torino. Durante gli anni del regime fascista, però, la passione per il jazz deve restare nascosta. La dittatura gli riserva solo veti ed ostilità, senza rendersi conto di renderla ancora più interessante e desiderabile.  Nelle città nascono così le prime “Jam Session” clandestine e nel 1933, a Torino ancora prima che negli Stati Uniti, Alfredo Antonino fonda il primo “Hot Club” italiano (antenato dei moderni jazz club), in cui vengono organizzate audizioni e ascolti pubblici. Le note del jazz si diffondono nell’aria della città e nel cuore delle persone e l’Hot Club diventa un luogo simbolo e storico del genere musicale. E’ proprio qui che nascono grandi jazzisti, come Fred Buscaglione, il duo Gianni Basso e Oscar Valdambrini ed Enrico Rava.

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La passione per il jazz continua ancora oggi e nel 2014, per il terzo anno consecutivo, Torino organizza la terza edizione del Torino Jazz Festival. L’evento, nato nel 2012, lo scorso anno ha avuto grande successo e ha chiuso il bilancio con 130mila presenze. I luoghi del TJF hanno abbracciato molte delle zone più caratteristiche della città, da Piazza Castello ai Murazzi lungo il Po e altri spazi centrali dove si sono svolte mostre, incontro letterari, rassegne cinematografiche, lezioni e workshop. Un programma coordinato ed eclettico che, oltre alla musica,  ha presentato diverse sfumature di cultura ed intrattenimento.

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La kermesse del 2013 ha avuto grandi ospiti, aprendo le danze in grande stile con le note del trombettista jazz italiano più conosciuto al mondo: Enrico Rava. Ma non solo. Abdullah Ibrahim, si è presentato sul palco da solista in un’esclusiva tutta italiana, McCoy Tyner, che ha avanzato incerto sul palcoscenico di Piazza Castello  verso il pianoforte, ma una volta raggiunta la tastiera è rinato dal movimento delle sue mani e delle sue note, e infine anche Roy Haynes, che nonostante gli 88 anni, si è scatenato nell’imitazione di James Brown e in un assolo sui piatti del charleston. Il TJF porta in scena la tradizione del jazz e cerca di comunicarne il valore e la qualità anche ai giovani, che meno hanno familiarità con il genere. Facebook, Instangram, Twitter e blogger, tanti  i social network attraverso cui si muove il festival ogni anno: l’edizione 2013 ha contato circa 30 bloggers ospiti e circa 90mila followers.

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Le numerose presenze delle passate edizioni hanno trasformato per qualche giorno Torino nella capitale della musica afro-americana, confermando la natura popolare dell’iniziativa. Ne è testimonianza la sezione “Fringe”, ai Murazzi, dove gli artisti si sono esibiti in locali, circoli e pedane direttamente sul fiume Po. Suggestivo e vicino al pubblico. L’intento di Stefano Zenni, direttore artistico della passata edizione, è quello di andare in cerca di nuovi talenti da affiancare ai grandi del jazz, così che il festival possa diventare anche un’opportunità per fare i primi passi su uno scenario nazionale. Nazionale, ma anche internazionale, perché non bisogna dimenticare che nel progetto è inserita la collaborazione con i più importanti festival europei. Nel 2013 il gemellaggio è stato con la Francia, ma le sinergie ci saranno anche nelle prossime edizioni, collocando il TJF in una dimensione internazionale e all’avanguardia, che non solo si rivolge e rende omaggio ai grandi e alla tradizione del jazz, ma mette in scena anche le nuove sfumature e i nuovi e possibili protagonisti del genere.

“È una grande sfida lavorare per il Torino Jazz Festival – ha dichiarato il direttore artistico Zenni – in una città vivace e di forte tradizione jazzistica. Mi impegnerò a costruire un programma di alto livello, divertente, utile a coinvolgere il maggior numero di persone e valorizzerò la vocazione internazionale della città”.

Giulia Masoero Regis

                                           

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