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Camillo Ricchiardi, l’uomo che catturò Churchill

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Camillo Ricchiardi, l'uomo che catturò Churchill
Camillo Ricchiardi, l'uomo che catturò Churchill
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“Mani in alto! Lei è prigioniero della Legione Volontaria Italiana! Nome e generalità, prego!”
“Winston Churchill, giornalista.”
Il dialogo tra il capo guerrigliero Camillo Ricchiardi e il giovane Winston Churchill sui binari del treno di passaggio a Chieveley, nella regione sudafricana del Natal, può essere iniziato così.

Camillo Ricchiardi non era un uomo comune.Personaggio d’azione, inseguì con passione rocambolesca l’avventura esotica.

Nacque ad Alba, nel cuore delle Langhe tra le colline meravigliose e i suoi ricchi vigneti, nel 1865.

Dalla cittadina piemontese iniziò il suo romanzo biografico e terreno. Da cadetto dell’Accademia Militare diventò poi cavaliere: sottotenente alla scuola di Pinerolo, fu poi tenente nel reggimento Piemonte Cavalleria. Sotto le armi del Regno, il tenente conobbe Gerolamo Emilio Gerini, un colonnello che gli propose di lasciare l’Italia per nuove, lontane imprese.

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Camillo Ricchiardi nella Legione Volontari Italiani

Onore e gloria furono forse le due ispiratrici del giovane ufficiale che raggiunse il colonnello in Estremo Oriente, a Bangkok, la capitale nel Regno del Siam.

Girolamo era allora il Direttore Generale dell’istruzione militare dell’esercito di Re Rama V e Camillo ricevette l’incarico di consigliere militare per modernizzare e istruire le truppe siamesi.

Era in gamba Camillo, e Rama V gli affidò la responsabilità dell’educazione militare di uno dei suoi figli. L’ottocento volgeva alla fine e possiamo immaginarci quell’esperienza thailandese come un colorato mix tra cerimoniali antichi e sconosciuti, complessi templari dai Buddha di Smeraldo, palazzi reali dai tetti d’oro, giardini profumati  e parate militari.

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Il governo monarchico del Siam fu contento di lui e gli affidò l’incarico di delegato e rappresentante del regno all’Esposizione Universale di Chicago nel 1893.

Oltre ad essere dotato di buona spada pare che fosse anche bravo con la scrittura e viaggiò molto come corrispondente di quotidiani occidentali prima nella guerra in Manciuria tra i russi e i giapponesi, poi nella campagna italiana in Etiopia nel 1895-96 culminata male nel truculento disastro di Adua.

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Camillo Ricchiardi

 

Il capitolo successivo della vita del turbolento piemontese si svolse più a sud, nelle Filippine. Nel 1898 Camillo si trovava in eleganti abiti civili a Shanghai come funzionario commerciale dell’Unione Industriali Italiani.

Si può credere, e a ragione, che forse per il nostro eroe albese la vita borghese non fosse troppo amata e tornò ad indossare la divisa, questa volta da mercenario.

Raggiunse le truppe indipendentiste del generale Emilio Aguinaldo che lottava contro la Spagna, secolare e decaduta padrona coloniale  dell’arcipelago filippino.

Furono mesi di battaglie tropicali e agguati nella giungla; a lottare in un primo tempo contro la fanteria di Madrid, prossima a fare le valigie sconfitta, poi, successivamente, contro i marines americani, inviati come braccio armato dei nuovi potenti a stelle e strisce dell’Oceano Pacifico, che volevano scalzare i vecchi spagnoli nel comando dell’area.

Da Manila, l’avventuriero riuscì a viaggiare fino al Sudafrica allora diviso nelle repubbliche boere del Natal, d’Orange e del Transvaal, minacciate dalle giubbe rosse inglesi.

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Con il grado di colonnello formò la Legione Volontaria Italiana. Era una formazione guerrigliera formata da qualche centinaio di italiani, di cui una parte piemontesi.

Pochi, ma validi. Erano i commandos della prateria.

Camillo Ricchiardi, l'uomo che catturò Churchill
Winston Churchill da giovane…

Ottimi esploratori. Cecchini di prim’ordine. Cavalieri eccezionali. Ma anche bombaroli di provata esperienza dinamitarda (perché molti italiani, già operai nella fabbrica di esplosivi di Avigliana, erano impiegati in un’azienda sudafricana di botti).

Quando i treni del nemico, carichi di caschi coloniali bianchi, si avvicinavano ai ponti … BOOOOM!

Rotaie  e vagoni, uomini e cavalli, finivano per aria, scassati.

Nelle vicende africane di cappa e di spada (Camillo trovò qui l’amore, sposandosi con Myra, la nipote del presidente boero Paul Kruger) arrivò il giorno più importante di questa avvincente biografia.

Un treno arrancava tra la polvere di una regione disabitata, teatro di scontri feroci tra le due fazioni in lotta. La locomotiva deragliò: sabotaggio alle rotaie.

Spuntarono diavoli a cavallo che spararono come forsennati sui vagoni fermi pieni di inglesi. I soldati  britannici si arresero, gettando i fucili dai finestrini.

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…e qualche anno più in là, con l’inseparabile sigaro e bombetta

 

I prigionieri scesero mani in alto, con loro anche alcuni civili. Furono radunati, perquisiti, interrogati brevemente sulle loro generalità. Un giovane inviato di guerra, prima di farsi arrestare, riuscì ad occultare la sua pistola Mauser.

Non riuscì però a liberarsi di due caricatori contenenti cattivissimi proiettili dum-dum a punta cava: quei piccoli bastardi provocano delle ferite orrende e definitive. Il giornalista ventenne rischiò grosso, fu preso per una spia e stava per essere fucilato sul posto. Già un plotone di esecuzione si preparava ad riempirlo di piombo, quando ci fu l’intervento del colonnello Ricchiardi che salvò la vita al ragazzo.

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Quel giovanotto era Winston Churchill, il bulldog dell’Impero britannico. Il futuro premier ben si guardò nelle sue memorie di raccontare l’episodio; forse si vergognava di esser caduto prigioniero e salvato per mano italiana.

Chissà come sarebbe stata la storia della seconda guerra mondiale e quindi dell’umanità intera se quel giorno nella selvaggia regione del Natal, Camillo Ricchiardi di Alba fosse stato meno caritatevole…

Federico Mosso



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