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Toro, stai diventando grande

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Toro, stai diventando grande
Toro, stai diventando grande

Il Toro continua a stupire o, più semplicemente, a raccogliere quanto semina dopo i tanti rimpianti nelle prime partite: ventinove anni dopo il gol vincente di Serena, torna al successo in casa dell’Udinese e, complice il pareggio subito in extremis dal Genoa, si ritrova settimo da solo a quattro punti dal sesto posto, con la zona retrocessione distante nove.

La temuta trasferta del “Friuli”, complice un’Udinese che ben aveva impressionato, pur conquistando un solo punto, contro Juventus e Napoli, è stata gestita da grande squadra. La difesa è stata nuovamente impeccabile, con Glik ormai ritrovato, Moretti il solito baluardo e, soprattutto, un Maksimovic in più.

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Il serbo, all’esordio dal 1’, ha sfoggiato la tempra del veterano, con grinta e classe tali da avere tutte le carte in regola per diventare un nuovo idolo. Risultato: l’Udinese non è quasi mai arrivata al tiro pulito per un’ottantina di minuti. In avanti i granata sono sempre stati pronti sia a ripartire che a imporre la propria manovra, potendo contare sugli inserimenti di un Farnerud sempre più a suo agio, su un Immobile dal cuore infinito e su un Cerci che ha disputato una delle gare più intelligenti della sua permanenza in granata, con assist e passaggi illuminanti a profusione.

Le reti sono state di pregevole fattura e frutto del gioco corale più che della prodezza del singolo: l’1-0 è giunto al termine di un contrattacco da manuale, con assist di Cerci e delizioso tocco sotto di Farnerud, mentre il raddoppio è stato frutto di una manovra sontuosa, col solito Cerci a verticalizzare alla perfezione per Darmian, miglior prestazione stagionale per lui, autore di un pregevolissimo traversone che ha regalato a Immobile la meritatissima gioia, dopo una gara in cui è stato letteralmente dappertutto.

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Ventura, messi da parte i dogmi e gli sterili giri-palla, sta plasmando un Toro come piace ai tifosi: tenace, concreto, rapido e anche bello. Tra i granata e un sereno Natale c’è solo l’impegno casalingo contro il Chievo, proprio come lo scorso anno, ma se una stagione fa si arrivava alla gara con un magro bottino di punti e la ricerca del successo per la sopravvivenza, stavolta si gioca per l’esame di maturità. Vincendo sarebbero 25 punti a due turni dalla fine del girone di andata, quindi, al di là dell’avversario ostico, bisogna mettere da parte la tipica paura di essere troppo felici che attanaglia l’ambiente da secoli: non c’è nulla di male a fare più del dovuto, non è proibito godere completamente, nessuna legge vieta al Toro di volare sempre più in alto.

E, se invece che al sogno, bisogna cedere al pragmatismo, tocca vincere, perché, dopo la sosta, Parma fuori e Fiorentina in casa non sono avversari proprio morbidi.

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E, se proprio si dovesse essere perfidi, sarebbe bello vincere per crescere in maniera tale da pensare a un eventuale addio di D’Ambrosio ancora più consapevoli che vada a perderci lui.

Francesco Bugnone

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