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Toro, che bello soffrire così!

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Nel giorno delle primarie del Partito Democratico, il Toro si butta a sinistra, intesa come parte della classifica: vittoria contro la Lazio targata Glik, che contro gli aquilotti si scatena, e settimo posto in coabitazione col Genoa, mai così in alto in A con Cairo. Negli ultimi due incontri, la squadra di Ventura ha fatto vedere le due anime granata che tanto esaltano i tifosi: a Marassi quella garibaldina che ha cercato la vittoria fino all’ultimo secondo, ieri quella che si esalta nelle difficoltà, che lotta, soffre e difende con le unghie e con i denti un risultato pesantissimo.

Con le difficoltà, i granata fanno i conti sin dal riscaldamento: l’infortunio di ElKaddouri costringe Ventura a rivedere i piani in pochi minuti, cambiando schema e inserendo D’Ambrosio, concentratissimo nonostante la telenovela contrattuale. Le difficoltà, però, le ha anche la Lazio che non vince da fine ottobre e non sfrutta neanche il bonus “Lazzaro” spesso erogato dai granata, stavolta cinici e spietati: i biancocelesti ci hanno messo tanta rabbia e occupato spesso la metà campo avversaria, ma la mancanza di un terminale offensivo all’altezza si è fatta sentire visto che, nonostante la supremazia territoriale, i pericoli per Padelli sono arrivati solo dalla distanza. Di contro il Toro, ha capito di non essere in giornata particolarmente brillantee ha fatto necessità virtù, coprendo e ripartendo, finendo, però, con l’andare più vicino al raddoppio rispetto al pareggio degli uomini di Pektovic.

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Forse un miglior assetto, soprattutto nella ripresa, avrebbe evitato qualche patema davanti al forcing capitolino, ma, in quella grintosa difesa del risultato, c’è stato qualcosa di romantico e la Maratona, col passare dei minuti, l’ha capito. Negli ultimi 20’ la curva è tornata Dodicesimo Uomo, accompagnando interventi alla disperata e spazzate decise con continui cori e incoraggiamenti, tanto da renderli quasi epici e dimostrate l’assunto che le vittorie più sofferte, alla fine, sono quelle che danno maggior soddisfazione.

Capitolo Cerci: il numero undici sembra ancora patire dal punto di vista mentale qualche scoria post-nazionale e l’errore in contropiede verso il finale di partita (pessima conclusione con Farnerud libero al centro) grida vendetta, ma non bisogna dimenticare il lancio per D’ambrosio da cui è nato il gol partita di Glik e le quattro-cinque volate devastanti che hanno messo in ginocchio la difesa laziale, due delle quali fermate irregolarmente, ma non punite col fallo, dagli avversari.

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Toro settimo, si diceva. Una posizione che deve dare consapevolezza, invece di illudere o credersi arrivati, spingendo a battere il ferro finchè è caldo, invece di accontentarsi. La spinta non deve limitarsi al rettangolo verde, ma salire a livello societario: un paio di colpi di mercato ben assestati a centrocampo (Lodi?) e la squadra può trovare la continuità necessaria per mantenere la posizione in classifica e togliersi ulteriori soddisfazioni in un campionato equilibratissimo, dove ci vuol poco per scappare e altrettanto poco per essere ripresi.

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Francesco Bugnone

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